Yoga di Emmanuel Carrère

di Emmanuel Carrère

Yoga

La vita che Emmanuel Carrère racconta, questa volta, è proprio la sua: trascorsa, in gran parte, a combattere contro quella che gli antichi chiamavano melanconia. C’è stato un momento in cui lo scrittore credeva di aver sconfitto i suoi demoni, di aver raggiunto «uno stato di meraviglia e serenità»; allora ha deciso di buttare giù un libretto «arguto e accattivante» sulle discipline che pratica da anni: lo yoga, la meditazione, il tai chi. Solo che quei demoni erano ancora in agguato, e quando meno se l’aspettava gli sono piombati addosso: e non sono bastati i farmaci, ci sono volute quattordici sedute di elettroshock per farlo uscire da quello che era stato diagnosticato come «disturbo bipolare di tipo II». Questo non è dunque il libretto «arguto e accattivante» sullo yoga che Carrère intendeva offrirci: è molto di più. Vi si parla, certo, di che cos’è lo yoga e di come lo si pratica, e di un seminario di meditazione Vipassana che non era consentito abbandonare, e che lui abbandona senza esitazioni dopo aver appreso la morte di un amico nell’attentato a «Charlie Hebdo»; ma anche di una relazione erotica intensissima e dei mesi terribili trascorsi al Sainte-Anne, l’ospedale psichiatrico di Parigi; del sorriso di Martha Argerich mentre suona la polacca Eroica di Chopin e di un soggiorno a Leros insieme ad alcuni ragazzi fuggiti dall’Afghanistan; di un’americana la cui sorella schizofrenica è scomparsa nel nulla e di come lui abbia smesso di battere a macchina con un solo dito – per finire, del suo lento ritorno alla vita, alla scrittura, all’amore. Ancora una volta Emmanuel Carrère riesce ad ammaliarci, con la «favolosa fluidità» della sua prosa («Le Monde») e con quel tono amichevole, quasi fraterno, che è soltanto suo, di raccontarsi quasi che si rivolgesse, personalmente, a ciascuno dei suoi lettori.

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liz
Commentato per la prima volta da: liz

Genere: Romanzi

Anno di pubblicazione: 2020

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4 Commenti presenti

  • valewanda
    14 Marzo 2022
    Ho finito questo libro e ho cercato di trovare un filo conduttore tra le pagine, con qualche difficoltà. Poi ho cercato di entrare nell'intenzione di Carrère e ho capito che non era quella la strada. per comprenderlo. Nella vita è difficile a volte trovare il filo,, ci sono fasi e momenti in cui succedono delle cose che si spiegano solo dopo, oppure semplicemente accadono, e vanno prese così. Mi piace Carrère,, per questo modo di raccontare storie, frammentate a pezzi di autobiografia, che si legano alle vicende degli altri personaggi. Qualcuno reale, qualcun altro di finzione, qualcun altro ancora a metà tra l'uno e l'altro. Mi perdo nei suoi libri e nelle sue riflessioni, sempre ricche di spunti interessanti. Chiudo gli occhi e immagino luoghi e istanti, e apprezzo l'umana difficoltà di esistere a volte, e non farne segreto. Lo consiglio soprattutto per questo.

    "la meditazione è tutto quello che accade dentro di noi quando stiamo seduti, in silenzio, immobili".

  • frapirri
    11 Novembre 2021
    Anche a detta degli altri commenti già presenti su I Nostri Libri, in Yoga Carrere compone in maniera completamente autobiografica, narrando della sua vita a cavallo di una crisi mentale e la diagnosi di un disturbo bipolare di tipo II. Il testo che ne emerge è piacevole, fornisce alcuni spunti interessanti, ed è sufficientemente lineare nella sua narrazione nonostante i cambi di scenario drastici fra una sezione e l’altra del testo, frutto del “montaggio” del libro effettuato ex-post da appunti presi per progetti diversi tra loro. Allo stesso tempo, l’autore non riesce (o forse non prova nemmeno) a nascondere un certo auto-compiacimento e una forma di narcisismo. In quanto lettori, ci si sente spettatori di un lungo monologo performato da Carrere verso lo specchio, in dialogo con sé stesso e per sé stesso solo.

    Il s’est passé beaucoup de choses imprévisibles, certaines terribles, entre mon projet initial de petit livre souriant et subtil sur le yoga et ce que j’ai commencé à monter dans ma chambre d’hôtel à Belle-Ile, sous couvert d’exercices de dactylographie.

  • lou
    lou
    23 Agosto 2021
    Carrère ci aveva già abituato ai riferimenti autobiografici nei libri precedenti, ma qui si tratta proprio di una confessione, del diario intimo di un periodo drammatico. Carrère inizia parlando di yoga e di meditazione, in modo documentato e appassionato, pur senza fanatismi e con ampio spirito, per poi passare a raccontare “la sua pazzia”, compreso il periodo di ricovero in ospedale psichiatrico. Nel complesso è un libro davvero interessante, denso di riflessioni argute e di esperienze stimolanti, ma soprattutto coraggioso per le rilevazioni autentiche sulla sua sofferenza e sulle sue patologiche ossessioni. Apprezzabile poi il fatto che il progetto stesso del libro venga svelato passo passo  nel procedere con la lettura. E poco importa se non è proprio tutto vero, se ci sono alcuni elementi romanzati, come confessa alla fine l’autore (pur dopo aver giurato verità  sulle proprie vicende personali). Se anche si tratta in parte di “auto fiction”, resta pur sempre grande letteratura.

    Per quanto mi riguarda sono stato decisamente risparmiato dalla normale sofferenza umana (…). Dal punto di vista della sofferenza nevrotica, invece, non temo confronti. Non per vantarmi, ma posseggo un autentico talento nel trasformare una vita a cui non manca niente per essere felice in un vero e proprio inferno, e non permetterò a nessuno di minimizzare questo inferno: è reale, terribilmente reale.

  • liz
    liz
    03 Agosto 2021
    Un libro difficile e importante, che racconta diverse storie che si ricollegano tutte alla narrazione del bipolarismo dell’autore. L’idea iniziale era quella di scrivere un libretto sullo yoga, pratica a cui Carrère si è dedicato per anni con grandi benefici. Mentre però lavorava a questo progetto, l'autore è ricaduto in un vortice di crisi che l’ha portato al ricovero in un ospedale psichiatrico, un fatto che ha portato a una completa trasformazione del libro. Rispetto agli altri suoi romanzi, sempre fortemente autobiografici, qui si percepisce la censura di diverse parti, effettivamente avvenuta su richiesta dell'ex moglie. Resta comunque per me uno dei pochi autori, forse l’unico, che riesce a compiere una tale autoanalisi e riportarla in maniera così chiara, semplice, onesta e condivisibile. E quest’ultimo romanzo non è da meno, anzi si pone da un certo punto di vista proprio come il vero bilancio di un Emmanuel maturo ancora instancabilmente in cerca di un suo modus vivendi.

    Il regalo di Erica è dirmi che la gioia pura non è meno vera dell'Ombra. Non più vera, certo, ma non meno vera, ed è già qualcosa, è una buona notizia per chi, come me, crede che la Realtà ultima, la sostanza delle cose sia l'orribile piccola marina di Raoul Dufy.

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