Tasmania di Paolo Giordano

di Paolo Giordano

Tasmania

«Se proprio dovessi, sceglierei la Tasmania. Ha buone riserve di acqua dolce, si trova in uno stato democratico e non ospita predatori per l'uomo. Non è troppo piccola ma è comunque un'isola, quindi facile da difendere. Perché ci sarà da difendersi, mi creda». Tasmania è un romanzo sul futuro. Il futuro che temiamo e desideriamo, quello che non avremo, che possiamo cambiare, che stiamo costruendo. La paura e la sorpresa di perdere il controllo sono il sentimento del nostro tempo, e la voce calda di Paolo Giordano sa raccontarlo come nessun'altra. Ci ritroviamo tutti in questo romanzo sensibilissimo, vivo, contemporaneo. Perché ognuno cerca la sua Tasmania: un luogo in cui, semplicemente, sia possibile salvarsi.

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lou
Commentato per la prima volta da: lou

Genere: Romanzi

Anno di pubblicazione: 2022

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3 Commenti presenti

  • valewanda
    28 Luglio 2023
    Ho comprato questo libro a bookcity a novembre e me lo sono fatto autografare da Paolo Giordano, per poi tenerlo sulla scrivania fino adesso senza leggerlo. Poi inspiegabilmente sono partita per tre giorni infilandomelo della borsa e non me ne sono staccata più. Era il suo momento, e le tribolazioni in parte autobiografiche dell'autore sono state calzanti e coinvolgenti tanto da appassionarmi completamente. Un libro su una crisi personale e coniugale dai contorni poco netti, che porta i personaggi a muoversi tra i fili delle loro esistenze senza sapere bene in che direzione andare. Una crisi che è un po' anche la nostra, o di alcuni di noi che di ritrovano a metà della vita senza capire se si stanno perdendo qualcosa, se la strada è giusta, se semplicemente bisognerebbe rasserenarsi senza farsi troppe domande. Ma tant'è. Le pagine scorrono veloci, senza soluzione di continuità.

    Dopo tanti anni, Lorenza e io non eravamo solo una storia d'amore in crisi, eravamo anche un'infinità di altri aspetti inestricabili: un sistema di abitudini consolidate, una rete di relazioni sociali, un apparato burocratico. Dovevamo continuare a funzionare. E continuare a funzionare ci costava pochissimo.

  • liz
    liz
    20 Dicembre 2022
    Giordano racconta se stesso, o una versione di se stesso, in una fase di crisi e dispersione. Le difficoltà ad avere figli, a scrivere, trovare un posto nel mondo si mischiano con la narrazione di una Terra sempre più inospitale, in cui l’azione dell’uomo è decisiva e perlopiù deleteria, come dimostrano gli episodi della bomba atomica, di cui l’autore cerca di ripercorrere le tracce. Il passato da fisico di Giordano è qui ben visibile, e ci si immerge in quell’apparente contrasto  fra scienza e scrittura che è proprio la sua essenza stilistica. Un libro particolare, che colpisce, ma che lascia  anche l’amaro in bocca, per una sorta di desolazione e mancanza di speranza che lo anima. 

    Il polmone di mare mi torna in mente, per pura analogia, se cerco di ricostruire la mia condizione nella primavera e poi nell’estate del 2017. Qualcosa che c’entra con la passività, con il modo che le meduse hanno di lasciarsi trasportare dalla corrente, opponendo una resistenza minima. 

  • lou
    lou
    14 Novembre 2022
    Diario contemporaneo della crisi di un uomo, che è almeno in parte l’autore stesso, avvolto in un quadro apocalittico. C’è poco da stare allegri. Eppure questa auto-fiction di Giordano, così permeata di tristezza e di smarrimento, riesce a risultare attraente, interessante, istruttiva. Merito della scrittura profonda di Giordano, che se è vero che è sensibile e tormentato, è anche razionale e sempre ben documentato. È un romanzo di grande attualità, che parla in modo esemplare del nostro tempo e delle nostre paure.

    Saremmo rimasti dov'eravamo ancora a lungo, quindi, e avremmo continuato come sempre. Dopotutto le notizie dei cataclismi che si sommavano di continuo non incidevano molto sul nostro vivere (...). Ci si aspettava, anzi, che l'anno seguente sarebbe stato peggiore, quello dopo anche e così via. Se ripenso oggi alla fine del 2019 mi viene in mente un senso di stanca inevitabilità, come se la disillusione avesse ormai impregnato a fondo i tessuti cerebrali di ognuno.

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