Spatriati di Mario Desiati

di Mario Desiati

Spatriati

«A volte si leggono romanzi solo per sapere che qualcuno ci è già passato».Claudia entra nella vita di Francesco in una mattina di sole, nell'atrio della scuola: è una folgorazione, la nascita di un desiderio tutto nuovo, che è soprattutto desiderio di vita. Cresceranno insieme, bisticciando come l'acqua e il fuoco, divergenti e inquieti. Lei spavalda, capelli rossi e cravatta, sempre in fuga, lui schivo ma bruciato dalla curiosità erotica. Sono due spatriati, irregolari, o semplicemente giovani. Un romanzo sull'appartenenza e l'accettazione di sé, sulle amicizie tenaci, su una generazione che ha guardato lontano per trovarsi.

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liz
Commentato per la prima volta da: liz

Genere: Romanzi

Anno di pubblicazione: 2021

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2 Commenti presenti

  • valewanda
    11 Marzo 2023
    Le pagine scorrono veloci e mi vengono alla mente ricordi ormai sepolti, ricordi di un altro libro letto tanto tempo fa. Mi piace la scrittura di Mario Desiati, i suoi personaggi non convenzionali, la descrizione della sua terra come scrigno selvaggio di storie nascoste. Francesco e Claudia, due anime tormentate che non stanno insieme in modo canonico, ma a loro modo decidono di non separarsi mai. Le Masserie di Martina Franca, i club segreti di Berlino, la frenesia di Milano, e loro come ballerine che danzano, si cercano e si respingono, condividono gioie e amori tormentati, amano, vivono senza tagliare mai il filo che li unisce. Dipendono da loro stessi ma mai fino in fondo. Una storia diretta e originale, in cui mi sono buttata a capofitto con il tormento di questi giorni. 

    “La nebbia riempiva l’orizzonte delle mie ambizioni future. Così protesi le labbra e la baciai”

  • liz
    liz
    13 Gennaio 2022
    "Spatriati" è un romanzo di cui colpisce da subito la particolare struttura, che grazie ad una parola particolare e ricercata per ogni parte permette di incorniciare la storia di Francesco e Claudia, dagli anni del liceo alla vita adulta. Ma si tratta soprattutto di un romanzo sul concetto di patria, inteso sia come radici sia come luoghi a cui si lascia qualcosa, ma anche come ciò che si è e che si continua a cercare.  Lo stile della narrazione riflette proprio questa ricerca, dando l'idea di una storia e personaggi che non si riescono ad afferrare fino in fondo, sempre distanti da dove si trova il lettore, o che puntano sempre a un qualcosa di altro. Come se fosse un continuo inseguimento -sia nella forma di attrazione che di fuga- da ciò che si è, ciò che si vorrebbe essere, ma anche dalla propria terra natia con cui si mantiene volenti o nolenti un forte legame. Per poi forse rimanere (o ritornare) sempre più ancorati a se stessi di quanto non si pensi o desideri.  

    Io ero come l'issopo e la borragine, cresciuto da semi causali: documenti provvisori, nessuna registrazione, lavori in nero; ero un'erbaccia selvatica, ferrigna e cocciuta, ma estirpabile senza proteste da un momento all'altro. Eravamo decine di migliaia così, anelavamo alla casualità dell'umido e della pioggia, con la gioia di chi si trova nell'unica patria possibile, quella in cui non rispondiamo a nessuno di ciò che siamo. 

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