Solo un ragazzo di Elena Varvello

di Elena Varvello

Solo un ragazzo

Tutta la verità. Ma obliqua. Intraducibile Emily Dickinson, se non con nuove figure, nuove immagini, una nuova storia. È quello che fa Elena Varvello con Solo un ragazzo, che a sua volta è la risposta semplice e assoluta a una domanda che urge per tutto il libro: «Che cosa sei?» È ciò che chiedono i padri e che soffrono le madri di fronte all’enigma dell’adolescenza. Un’età che fugge e sfugge, un’età malvagia e innocente, che conserva e spreca: l’età della contaminazione. C’è un ragazzo, solo un ragazzo, al centro di questo libro, che rifiuta e rifiuta e basta. Commette infrazioni via via piú importanti che travolgono senza possibilità di scampo chi gli sta intorno e tenta una vita accettabile, nella normalità: la madre, il padre, le sorelle fra loro cosí diverse, e i suoi possibili, incerti avatar. Il ragazzo è dappertutto e quindi in nessun luogo, è «un’ombra, un dubbio, una storia che passa di bocca in bocca». È una specie di ready-made della vita, una cosa comune, quasi banale, che però modifica con la sua sola presenza tutta la realtà che gli gira intorno. Costruisce un rifugio nel bosco con i rifiuti del mondo accettato, ruba, sí, ma cose da nulla, minaccia, e forse uccide, di certo ne muore. In lui la vita batte oltre il ritmo normale. In lui la vita comanda. Non ha bisogno di una logica di cause ed effetti. Appare e si dà. E noi lettori, come i personaggi di questa storia, siamo dei bricoleur dell’impossibile: ci arrabbiamo, ci impegniamo, amiamo, perdoniamo, piangiamo senza però troppo influire sulla forza di gravità esistenziale che ci muove e che muove tutto il libro di Elena Varvello. È una forza che ci attrae dentro ogni pagina, che ci fa diventare volta per volta tutti i personaggi, che ce li fa capire, che ce li fa raddoppiare dentro la nostra sensibilità. Per incantesimo.

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valewanda
Commentato per la prima volta da: valewanda

Genere: Romanzi

Anno di pubblicazione: 2020

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1 Commento presente

  • valewanda
    26 Agosto 2021
    Dopo “la vita felice”, Elena Varvello riesce a sorprendermi e a conquistarmi ancora. La verità obliqua delle cose, una famiglia e un ragazzo che ruota attorno alle pagine, una presenza che occupa l’esistenza dei protagonisti, con la sua assenza. La difficoltà di esistere, di trovare una strada, di percorrere una via, di esistere. Sara, Pietro, Angela, Amelia, Gemma, e lui sullo sfondo. Un cappuccio sul volto, passi incerti nella radura, un capanno abbandonato, una spiaggia solitaria che diventa discarica, una vita che non inizia mai. Struggente e bellissimo. 

    “ tu sei una cosa rotta, forse lo siamo tutti e due. Prima ci devono aggiustare. Cercare i pezzi che sono sparsi in giro, provare a riattaccarli...”. 

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