Scorpion dance di Shifra Horn

di Shifra Horn

Scorpion dance

La storia di Orion, un ragazzo che ha perso il padre durante la guerra dei Sei Giorni e che viene cresciuto da due donne nel quartiere di Old Katamon, è un viaggio di straordinaria intensità tra i suoni, i colori, i profumi e le ferite di Gerusalemme che dall’Olocausto giunge ai giorni nostri.Orion porta sulle spalle il peso di un padre che non ha mai conosciuto, il dolore per l’abbandono della madre che, rimasta vedova troppo giovane, vola in Australia per risposarsi, e soprattutto il ricordo di Johanna, la nonna tedesca che parla un pessimo ebraico e odia la Germania.Quando Orion incontrerà la sua Basherte, una cantante d’opera berlinese con cui vivrà un’appassionata storia d’amore, si troverà a fare i conti con la propria individualità, con il passato del popolo ebraico e con l’ultimo, essenziale, segreto di Johanna. E né Sarah, il pappagallo parlante dai sentimenti umani ereditato dalla nonna, né il glicine giapponese che avvolge con una forza soprannaturale la sua nuova casa, né Falada, il camioncino-biblioteca dotato di volontà propria e senso dell’umorismo, basteranno a salvarlo da un vortice di incertezza, sradicamento e lutto.Come nella danza dello scorpione, questo romanzo – complici un sottile realismo e un lirismo sofisticato – si riavvolge in continui movimenti tra passato e presente, e ci accompagna attraverso la lotta per la sopravvivenza dei tre protagonisti, sempre in bilico tra il desiderio di ricordare e la necessità di dimenticare.Shifra Horn, con lo sguardo di chi è abituato a interrogarsi sulla propria storia, è abilissima nel mescolare l’amore e le relazioni umane a questioni difficili come il tema della memoria e dell’identità.

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uma
Commentato per la prima volta da: uma

Genere: Romanzi

Anno di pubblicazione: 2016

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4 Commenti presenti

  • norah
    06 Febbraio 2021
    Romanzo molto bello, intenso e avvincente. Ambientato nella mitica Gerusalemme, mi ha ricordato il periodo in cui ho vissuto in questa città in occasione dei miei viaggi organizzati dalla comunità ebraica di Milano. Le figure emergenti del romanzo sono persone che l'autrice fa zigzagare all'interno della storia come in una "promenade a deux", la danza di accoppiamento degli scorpioni, e che abitano una casa avvolta da un enorme glicine. Anche i miei genitori avevano una casa con un grande rampicante che, durante la fioritura, faceva cadere un'immensità di petali profumati. I romanzi servono anche a questo, a fare riaffiorare ricordi lontani, ma mai dimenticati.
  • pirripax
    11 Giugno 2019
    Canone inverso per voce solista per questo romanzo dal profumo di lillà. Tra le quinte di una Gerusalemme che appare in lotta con la sua decomposizione sotto il peso della Storia, il giovane Orion fa i conti con le sue origini germaniche. Orfano di un eroe di guerra, si confronterà con molti degli stereotipi della cultura yiddish. Autoironia, lamentazioni, ed un Dio immanente che punisce le colpe dei padri per sette generazioni accompagnano qualche colpo di scena di una narrazione talvolta intorpidita e che grazie alle incursioni di Johanna riprende il suo fluire. Alla fine mi rimane quel senso di stallo ostinato per cui il passato resta il paradigma triste da cui non volersi emancipare mentre ci si accinge a reinterpretare quelle stesse dinamiche di conquista dello “spazio vitale” e di difesa dell’unicità culturale che sono poi degenerate nella tragedia del secolo scorso.

    Una volta alla settimana Johanna scendeva dall’autobus numero 18 e saliva il tortuoso sentiero di ghiaia fino a raggiungere l’area D, sezione 27, Caduti della guerra dei Sei Giorni. Ispezionava il cuscino di pietra della lapide sulla sua testa, spazzava via gli aghi di pino secchi, levava la polvere con lo straccio, tagliava le foglie ingrigite e asportava i rami di rosmarino selvatico che lo coprivano con la loro coltre fastidiosa

  • lou
    lou
    27 Maggio 2019
    La letteratura israeliana è sempre intensa, densa di emozioni e di sofferti riferimenti alla tragedia dell’olocausto. Shifra Horn non fa eccezione nel raccontare un’intrigante storia d’amore e di legami familiari che si svolge ai giorni nostri tra Gerusalemme e Berlino e che si nutre della memoria del passato, attraverso rivelazioni che si svelano poco a poco. Una scrittura ricca di suggestioni e sensazioni, molto enfatica ma anche molto efficace nell'immergere il lettore nell'ambiente e nella cultura israeliana.

    I ricordi della felicità vanno tenuti a freno, perché rischiano di diventare una fonte di tristezza che serve solo ad accrescere il dolore. Ma non posso farci niente. Devo descrivere i giorni in cui pensavo sempre a te quando uscivo dalla Biblioteca Nazionale per dirigermi verso casa tua. Di fronte agli altri ti chiamo Christina-Anna, il nome che hai ricevuto in onore delle tue nonne, ma a casa mi ostino a usare il soprannome yiddish che ti ho dato io: Basherte, la mia promessa, il mio destino.

  • uma
    uma
    09 Giugno 2018
    Leggi i primi capitoli del romanzo di Shifra Horn e ti sembra che l’autrice indugi in particolari quasi irrilevanti, ma poi la storia subisce un’accelerazione improvvisa e ti ritrovi catapultato nelle vite dei suoi personaggi. Con Orion, il protagonista, stai percorrendo un viaggio “sensuale” tra passato e presente: i suoni, i profumi, i colori inebriano i tuoi sensi e rapiscono completamente la tua immaginazione. Ormai sei anche tu a Gerusalemme assieme a Sara, il pappagallo dotato di sentimenti umani e di memoria storica, e con Joanna, la nonna tedesca di Orion che odia la Germania e che porta con sé un segreto. La vita di questi personaggi palpita di amore, mistero, dolore e si intreccia irrimediabilmente -come i rami contorti del glicine- con la tragedia del popolo ebraico. Sublime.

    Quella notte, mentre dormivo, ero protetto. Il rumore del glicine che cresceva, protendendo antenne a scavare sotto la mia casa, mi riempiva di serenità. Il sole del mattino sciolse il freddo e la solitudine che si erano accumulati nel mio corpo.

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