Ogni mattina a Jenin di Susan Abulhawa

di Susan Abulhawa

Ogni mattina a Jenin

Attraverso la voce di Amal, la brillante nipotina del patriarca della famiglia Abulheja, viviamo l'abbandono della casa dei suoi antenati di 'Ain Hod, nel 1948, per il campo profughi di Jenin. Assistiamo alle drammatiche vicende dei suoi due fratelli, costretti a diventare nemici: il primo rapito da neonato e diventato un soldato israeliano, il secondo che invece consacra la sua esistenza alla causa palestinese. E, in parallelo, si snoda la storia di Amal: l'infanzia, gli amori, i lutti, il matrimonio, la maternità e, infine, il suo bisogno di condividere questa storia con la figlia, per preservare il suo più grande amore. La storia della Palestina, intrecciata alle vicende di una famiglia che diventa simbolo delle famiglie palestinesi, si snoda nell'arco di quasi sessant'anni, attraverso gli episodi che hanno segnato la nascita di uno stato e la fine di un altro. In primo piano c'è la tragedia dell'esilio, la guerra, la perdita della terra e degli affetti, la vita nei campi profughi, condannati a sopravvivere in attesa di una svolta. L'autrice non cerca i colpevoli tra gli israeliani, racconta la storia di tante vittime capaci di andare avanti solo grazie all'amore.

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anne
Commentato per la prima volta da: anne

Genere: Romanzi

Anno di pubblicazione: 2006

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3 Commenti presenti

  • valewanda
    10 Marzo 2025
    Un libro importante, che mi è stato regalato da Feltrinelli come omaggio il giorno del mio compleanno. Ho scelto questo, perché chi l'ha letto tra i miei amici ne è rimasto profondamente toccato. Un libro scritto quasi vent'anni fa e che sembra scritto ieri, avrebbe potuto essere scritto ieri, oggi, e purtroppo anche domani. Una tragedia che si consuma ogni giorno nel popolo palestinese, narrata con gli occhi di Amal, attraverso la sua storia di bambina, ragazza, donna, e tutte le vicende che la sua vita dilaniata attraversa. Una storia che non può lasciare indifferenti, e che ognuno dovrebbe interiorizzare, fare sua, per raccontarla. Un libro che regalerò a mia volta, e che va letto.

    non sarò mai completamente ebreo né completamente musulmano. Mai completamente palestinese né israeliano. Accettandomi, mi hai reso contento di essere semplicemente umano.

  • martha
    02 Febbraio 2024
    Un libro che tutti dovrebbero leggere, soprattutto alla luce dei più recenti avvenimenti della questione Israelo-palestinese. Questo perché racconta della sofferenza di quattro generazioni di palestinesi, e di un popolo intero, dagli anni 40 del Novecento fino ai giorni nostri. L’inizio è idillico, perché ci mostra la famiglia della protagonista, Amal, nel proprio paesino rurale di Ain Hod. Questa pace dura ben poco, perchè la famiglia è costretta ad abbandonare la propria casa, durante la Nakba, e inizia ad abitare nel campo profughi di Jenin. É un libro importante, a tratti straziante, perché ci fa vivere la sofferenza di questa storia e di questo presente, proprio a partire dalle persone che l’hanno vissuta. E ci lascia solo una piccolissima, e fragile, speranza. 

    Proposero una tregua, chiedendo solo di continuare a vivere sulla loro terra come avevano sempre fatto. Avevano sopportato molti padroni - romani, bizantini, crociati, ottomani, inglesi - e il nazionalismo per loro non aveva significato. Il nocciolo della loro esistenza era il legame con Dio, con la terra e la famiglia, ed era questo che volevano difendere e custodire. 

  • anne
    16 Maggio 2020
    Ogni mattina a Jenin è un libro che lascia il segno. La scrittrice ci trascina in un viaggio attraverso mezzo secolo di storia palestinese -dal 1941 al 2002- e ci mostra i volti di uomini, donne e bambini segnati dalla sofferenza di una guerra infinita. Il racconto avviene attraverso gli occhi di Amal, una bambina, donna, e madre, nata e cresciuta nel campo profughi di Jenin, costretta ad abbandonarlo dopo la morte della sua famiglia, per poi tornare a ricongiungersi con il suo passato molti anni dopo. Nonostante qualche particolare della storia eccessivamente romanzato, la lettura complessiva è magnetica, il lettore viene trasportato nel mezzo del dolore che Amal deve affrontare nella sua vita e le sue vicende lasciano sicuramente non indifferenti.

    Ti hanno uccisa e sepolta nei titoli dei loro giornali, madre. Come posso perdonare, madre? Come può Jenin perdonare? Come si può portare questo fardello? Come si può vivere un mondo che volta le spalle a questa ingiustizia da così tanto tempo? E' questo che significa essere palestinesi, madre?

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