Mia nonna e il Conte di Emanuele Trevi

di Emanuele Trevi

Mia nonna e il Conte

”Come certe ragazzine così timide e ritrose da sembrare anonime, che svelano il loro fascino al momento giusto, nel giro di un’estate, a sedici o diciotto anni, iniziando a raggiare alla maniera di astri appena scoperti nella carta del cielo, mia nonna diventò bellissima dopo gli ottanta.” È una nonna dai tratti di dea arcaica, Peppinella, la protagonista di questo libro, una perentoria matriarca calabrese che, come una regina, vive riverita da due dame di compagnia – Delia e Carmelina – ma che al pari di ogni donna del popolo guarda Beautiful al pomeriggio. Nel suo giardino dominato dall’imponente cibbia, il nipote Emanuele trascorre – immerso nei libri – le interminabili estati dell’infanzia e della giovinezza. Ed è in questo hortus conclusus che un bel giorno Peppinella si vede comparire davanti addirittura un Conte, anch’egli ultraottantenne e studioso della storia borbonica, che le porge un mazzetto di fiori e chiede il permesso di attraversare la sua proprietà, per accorciare il percorso da casa al paese. Passaggio dopo passaggio, tra Peppinella e il Conte fiorisce un affetto inaspettato, tardivo, privo di ansie e pretese, gratuito. «Come se fossero rinchiusi in una sfera di cristallo, custodivano un segreto inaccessibile, la formula di un incantesimo di cui entrambi, a loro insaputa, possedevano la metà necessaria a completare l’altra» scrive Emanuele Trevi, che della storia d’amore della nonna è stato testimone partecipe. E in queste pagine piene di intimità e di spirito restituisce e trasfigura una narrazione famigliare sospesa tra il quotidiano e l’eterno, intessuta di uno struggente sentimento del tempo.

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lou
Commentato per la prima volta da: lou

Genere: Romanzi

Anno di pubblicazione: 2025

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1 Commento presente

  • lou
    lou
    12 Ottobre 2025
    Emanuele Trevi, dopo il bel libro sul padre (“La casa del mago”), anche stavolta scava nella sua più intima memoria, per raccontare in un breve testo una storia d’amore delicata e insolita, di cui è stato testimone nella sua giovinezza: quella di sua nonna ottantaduenne con un nobile distinto e premuroso, trasferitosi nel borgo calabrese dove la nonna abitava e dove l’autore ventenne passava le estati cercando ispirazione e isolamento per orientarsi verso la sua futura strada di scrittore. Un libro delicato e discreto, scritto come sempre in modo impeccabile, ma troppo esile per lasciare il segno.

    A loro non mancava nulla: come solo può accadere a chi sa essere reciprocamente gratuito, com’è gratuito, mettiamo, un bel pomeriggio tiepido e lucente d’autunno.

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