30 Maggio 2021
Mi sono messa a rileggere questo classico senza tempo a mente sgombra, dopo tanti anni. Non ricordavo molto, se non quello che si sa di questa storia dai libri di scuola. Sono passati quasi trent’anni dalla prima volta in cui mi sono persa tra queste pagine, e questa volta mi sono buttata a capofitto nella vita di Emma, rapita dal dramma esistenziale di questa così infelice protagonista. Mi ha preso nel profondo l’evolversi della storia, ho passato ore senza riuscire a staccarmi da questa povera donna incapace di vivere. Pur in assenza di empatia verso di lei, ciò nonostante ho trepidato ad ogni capitolo, incredula di fronte a ciò che succedeva. Ho capito che le pagine sublimi dei grandi classici come questo sono diverse dalle altre, la capacità di rapire il lettore rende grandi questi capolavori. E si sente e si vede ad ogni singola riga.
“Rimase perduta nel suo stupore, senza avere più coscienza di sè, se non per il battito delle proprie arterie; lo udiva diffondersi e invadere la campagna come una musica assordante... tutto quanto aveva in testa, ricordi, idee, se ne andavano in un sol colpo, come mille scintille di un fuoco artificiale...”