Macchine come me di Ian McEwan

di Ian McEwan

Macchine come me

Con l'eredità che gli ha lasciato sua madre, Charlie Friend avrebbe potuto comprare casa in un quartiere elegante di Londra, sposare l'affascinante vicina del piano di sopra, Miranda, e coronare con lei il sogno di una tranquilla vita borghese. Ma molte cose, in questo 1982 alternativo, non sono andate com'era scritto. La guerra delle Falkland si è conclusa con la sconfitta dell'Inghilterra e i quattro Beatles hanno ripreso a calcare le scene. E con l'eredità Charlie ci ha comprato una macchina. Bellissima e potente, dotata di un nome e di un corpo, la macchina ha intelligenza e sentimenti e una coscienza propri: è l'androide Adam, creato dagli uomini a loro immagine e somiglianza. La sua stessa esistenza pone l'eterna domanda: in cosa consiste la natura umana?

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frapirri
Commentato per la prima volta da: frapirri

Genere: Romanzi

Anno di pubblicazione: 2019

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1 Commento presente

  • frapirri
    11 Novembre 2021
    Torno a leggere McEwan dopo qualche anno, e ne rimango estasiato. “Macchine come me” è un testo che a prima vista può sembrare una superficiale distopia, ma si tramuta velocemente in un trattato di filosofia, di sociologia, un romanzo che ci porta dentro l’anima e la mente umana. Lo fa paradossalmente parlando di una macchina pressoché perfetta, Adam, che si rivela essere più simile a noi di quanto pensiamo, lanciando un’ombra di inettitudine sulla nostra esistenza e tramutandosi nei nostri ideali e nei nostri incubi. Siamo tutti Adam ma siamo anche umani, due opposti e due sinonimi. McEwan va oltre la distinzione razionalità-emotività, scava nelle contraddizioni dei nostri comportamenti, nelle giustificazioni delle nostre azioni e nella fragilità delle nostre narrative. Ma allo stesso tempo ci mette in guardia, perché una vita di completa comprensione rischia di rompersi davanti all’emblema dell’incomprensibilità: il comportamento umano.

    – Te la ricordi la poesia che ti ho scritto e che cominciava con “l’amore è luce”? – No – Proseguiva con “Stana gli angoli bui”. – Non me ne importa –. La voce si era ridotta a un filo. – La vendetta è uno degli angoli più bui. È un istituto brutale. Una cultura fondata sulla vendetta conduce a disperazione, spargimento di sangue, caos, disgregazione sociale. L’amore è una luce pura e voglio sia quella, a illuminarti. Non c’è spazio per la vendetta nel nostro amore.

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