Limonov di Emmanuel Carrère

di Emmanuel Carrère

Limonov

Limonov non è un personaggio inventato. Esiste davvero: «è stato teppista in Ucraina, idolo dell'underground sovietico, barbone e poi domestico di un miliardario a Manhattan, scrittore alla moda a Parigi, soldato sperduto nei Balcani; e adesso, nell'immenso bordello del dopo comunismo, vecchio capo carismatico di un partito di giovani desperados. Lui si vede come un eroe, ma lo si può considerare anche una carogna: io sospendo il giudizio» si legge nelle prime pagine di questo libro. E se Carrère ha deciso di scriverlo è perché ha pensato «che la sua vita romanzesca e spericolata raccontasse qualcosa, non solamente di lui, Limonov, non solamente della Russia, ma della storia di noi tutti dopo la fine della seconda guerra mondiale». La vita di Eduard Limonov, però, è innanzitutto un romanzo di avventure: al tempo stesso avvincente, nero, scandaloso, scapigliato, amaro, sorprendente, e irresistibile. Perché Carrère riesce a fare di lui un personaggio a volte commovente, a volte ripugnante – a volte perfino accattivante. Ma mai, assolutamente mai, mediocre.

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lou
Commentato per la prima volta da: lou

Genere: Romanzi

Anno di pubblicazione: 2011

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5 Commenti presenti

  • valewanda
    19 Febbraio 2024
    Come sempre succede nei libri di Carrère, la storia dei protagonisti e la sua si intrecciano, dando spunti di riflessione sotto vari punti di vista, che spostano il lettore da un piano all'altro. La vita di Limonov era un'occasione troppo ghiotta per per non approfittarne. Una vita straordinaria, "..una vita di merda...", come lui stesso dice allo scrittore alla fine del libro. Carrère ha come sempre molti meriti: una scrittura sopraffina, unica, e uno stile in cui riesce a moltiplicare i piani della narrazione, che si sovrappongono creando un romanzo unico, al tempo storico, biografico e autobiografico. L'alternanza crea uno stile dinamico, mosso anche dai luoghi variegati in cui il romanzo è ambientato, dalla Russia a New York, da Parigi a Mosca, all'Ucraina, e così via. Appassionante a tratti, lo definisco, probabilmente un po' distante dalle storie che appassionano me. Essendo un'ammiratrice di Carrère, però non potevo farmelo scappare.

    Se il partito lo richiede, un vero bolscevico è disposto a credere che il nero sia bianco e il bianco sia nero

  • frapirri
    11 Aprile 2023
    Carrere riesce nell'arduo compito di uscire fuori tema su un testo biografico. Esco fuori linea rispetto ai commenti precedenti, e recensisco in maniera negativa questa partecipazione dell'autore alla narrazione. Carrere, a volte giustamente, inserisce aneddoti e parallelismi fra la sua vita e quella rocambolesca di Edouard Limonov. Troppo spesso però questi parallelismi danno l'impressione di un certo narcisismo dell'autore, che di fatto ha avuto una delle vite più lontane possibili da quelle del suo alter ego russo. In ogni caso, il testo rimane assolutamente consigliato, sia perchè, parentesi autobiografiche a parte, la narrazione della vita del protagonista è impeccabile, sia perchè il contenuto stesso del percorso di Limonov è a dir poco affascinante. Un'iperbole sregolata, che lascia traspirare al meglio la bellezza della complessità.

    Cependant, c'est plus compliqué que ça. Je suis désolé. Je n'aime pas cette phrase. Je n'aime pas l'usage qu'en font les esprits subtils. Le malheur est qu'elle est souvent vraie. En l'occurrence, elle l'est. C'est plus compliqué que ça.

  • pirripax
    30 Marzo 2022
    Il libro giusto al momento giusto. Allo scoccare della guerra russo-ucraina mi trovo nel mezzo di questo romanzo biografico che mi conduce per mano attraverso gli ultimi quarant’anni di storia Russa. Sullo sfondo di una vita al limite in cui Eduard Veniaminovith Savenko si trasforma ed evolve in Limonov, appaiono sullo sfondo le icone dell’impero del male della mia fanciullezza…quei volti terrei, gravi ed in bianco e nero di Leonid Breznev e di tutta la sequela di restauratori dell’URSS seguiti alle aperture di Nikita Krushov. Anche un giovane Vladimir emerge dalle rovine dell’impero lasciate dal grande traditore Gorbaciov e, passo dopo passo, tutto è chiaro su come siamo arrivati oggi a Kiev. A metà strada tra il romanzo ed il saggio storico, Carrère è capace di trainare su entrambi i registri…

    Mais ce que j’ai pensé, après avoir trouvé drôle l’anecdote des lavabos à Saratov, c’est que sa vie romanesque et dangereuse racontait quelque chose. Pas seulement sur lui, Limonov, pas seulement sur la Russie, mais sur notre histoire à tous depuis la fin de la Seconde Guerre Mondiale. Quelque chose, oui, mais quoi? je commence ce livre pour l'apprendre.

  • liz
    liz
    29 Ottobre 2018
    Carrère si cimenta nella biografia Eduard Limonov, scrittore russo che ha condotto una vita sempre al limite, nel tentativo di trovare il massimo del suo successo personale. Il racconto è anche un’occasione per trattare la storia della Russia nel ‘900, il regime sovietico e la sua caduta, e come i Russi hanno percepito tutto questo. Ho apprezzato particolarmente i parallelismi fra la crescita di Limonov come uomo e scrittore e quella di Carrère stesso. Infatti, come spesso accade nei suoi libri, Carrère descrive situazioni che lo spingono a riflettere sulla sua storia personale, finendo per raccontare piccoli brani di vita che fanno trasudare di umanità il suo libro. Senza di essi, la biografia di Limonov non sarebbe probabilmente la stessa.

    Penso che quest’idea -“l’uomo che si ritiene superiore, inferiore o anche uguale ad un altro non capisce la realtà”- rappresenti il vertice della saggezza e non basti una vita a farsene permeare, a interiorizzarla, in modo che cessi di essere un’idea e plasmi invece il nostro modo di vedere e di agire in ogni situazione. Scrivere questo libro rappresenta per me un modo bizzarro di lavorarci su.

  • lou
    lou
    07 Luglio 2017
    Una lettura impegnativa ma molto stimolante, ricca di riferimenti storici e resa molto viva grazie alla partecipazione dell'autore in prima persona. Carrere si conferma grande scrittore, documentato e profondo, ma anche ironico e brillante.

    La verità che nessuno osa dire è che la guerra è un piacere, il più grande dei piaceri, altrimenti finirebbe subito. La guerra è come l'eroina: provata una volta, non si può più farne a meno. Parliamo di una guerra vera, naturalmente, non di "bombardamenti chirurgici" e porcate simili, buone per gli Americani che vogliono fare i gendarmi in casa altrui senza rischiare i loro preziosi soldatini in combattimenti "di terra".

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