lettera a chi non c'era di Franco Arminio

di Franco Arminio

lettera a chi non c'era

C’è Mario, che aspettava di mangiare la pizza di granturco con la figlia in braccio quando la terra ha iniziato a tremare: ha perso tutto, vive da anni in un container. Ci sono due ragazzi che si baciano in una macchina, il terremoto li coglie in quel momento di dolcezza. C’è Benedetto Croce, che riprende i sensi a notte fonda e si trova coperto dalle macerie fino al collo, e c’è Gaetano Salvemini, che sopravvive alla moglie, ai figli e a una sorella perché si aggrappa all’unica parete che non crolla. Il terremoto del 1980 in Irpinia, che travolse una terra già segnata dall’emigrazione, e la ricostruzione, che produsse tanti guasti ma non ha portato via la grazia antica di quei luoghi. Gli altri terremoti italiani, da quelli di Messina e Avezzano ai più recenti dell’Emilia, de L’Aquila e delle Marche. E in mezzo tante disgrazie collettive, imprevedibili o dovute all’incuria umana: Franco Arminio parte dai suoi luoghi e allarga lo sguardo per rievocarle a una a una, scavando tra le macerie con l’indignazione delle sue prose civili e la dolente tenerezza dei suoi versi. Questo libro è al tempo stesso un inedito catalogo delle nostre fragilità, di tutte le volte in cui la Terra ci ha ricordato che siamo piccoli quanto formiche sul suo grande dorso, e un appello rivolto a chi viaggia distratto attraverso le persone e le cose, perché “quello che è accaduto non è frutto del caso o di una congiura, [...] non riguarda solo chi è morto o i suoi familiari, riguarda noi e i nostri figli, riguarda soprattutto chi non c’era.” Arminio chiede con ardore alla letteratura di farsi testimonianza, ci ricorda che l’ascolto e l’attenzione alle parole sono il primo passo per ricostruire la speranza

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valewanda
Commentato per la prima volta da: valewanda

Genere: Poesia

Anno di pubblicazione: 2021

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1 Commento presente

  • valewanda
    19 Luglio 2021
    Ho conosciuto le poesie di Franco Arminio un po' per caso, da citazioni viste sulla pagina Instagram di un negozio molto suggestivo che seguo. Mi hanno colpito, e da lì ho iniziato a seguire Franco e ad ascoltare le sue parole. E' facile lasciarsi travolgere dalle emozioni semplici dei suoi scritti, ha la grande capacità di arrivare all'intimo delle persone senza sforzo, in modo immediato, diretto, sincero, con gesti sensibili che sanno di quotidianità. In questo libro ripercorre delle storie, di chi c'era e di chi non c'era, legge tra le righe di piccoli gesti in mezzo alle strade di piccoli paesi distrutti, abbandonati, ricostruiti, desolati. Lo fa con grazia, e questo avvicina ancora di più ai suoi racconti e alle sue poesie. "Avvicinati, ascolta. Questa voce spaccata non viene da una bocca, ma da un muro". "Ci sono dei terremoti che avvengono solo per noi. Siamo sotto le macerie e nessuno lo sa. Dobbiamo scavare, scavare sotto".

    "Ogni atto qui è un atto di dolore. Ci si ferisce pure in un abbraccio"

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