La vita normale di Yasmina Reza

di Yasmina Reza

La vita normale

«Per me il tribunale è un luogo di osservazione come un altro, come la strada, o la mia camera da letto» ha risposto Yasmina Reza quando le è stato chiesto perché, da quindici anni, segua processi, oscuri o clamorosi, in giro per la Francia. «Colui che crediamo altro da noi non lo è» afferma Reza, che, lasciando ai cronisti giudiziari il loro mestiere e alla giustizia di cercare (invano?) un senso nel caos, preferisce fare un passo di lato – e ogni volta spiazza il lettore. Senza curarsi di proclamare verità universali e concentrandosi invece su «frammenti di umanità» – un gesto, una frase, una postura, un dettaglio dell’abbigliamento –, Reza riesce a cogliere, nelle esistenze degli imputati, dei testimoni e delle vittime, qualcosa che non di rado alla giustizia sfugge, e che a quelle esistenze ci accomuna. È «la vita normale», che segue come un’ombra la sua controparte assassina, sovrapponendosi continuamente a essa. Come nel caso della donna che, un mattino di novembre, «incalzata, spinta da una forza senza nome», esce di casa per andare su una spiaggia ad abbandonare sua figlia alle onde, e poi torna a chiudersi nell’opacità della sua esistenza, «presente senza esserlo, come a strapiombo su sé stessa». A lei e ad altri fantasmi è dedicato questo libro. Fantasmi che irrompono sulla scena accanto a quelli dell’autrice, che ha la capacità, propria solo dei grandi scrittori, di insinuarsi nella psiche del lettore senza lasciargli il tempo di comprendere ciò che ha appena letto.

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norah
Commentato per la prima volta da: norah

Genere: Racconti

Anno di pubblicazione: 2025

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1 Commento presente

  • norah
    30 Marzo 2026
    Libro particolare e foriero di grandi emozioni. L'autrice solitamente presente in molte aule di tribunali, sa porgere al lettore, in modo estremamente succinto, sentenze di processi che lasciano a chi legge il desiderio di saperne di più sulle storie atroci riferite, di avere risposte che spesso non si riescono a trovare. Come può una madre che ha portato ad annegare la propria figlia piccola, tornare a casa ad occuparsi delle proprie faccende di ogni giorno? Anch'io vorrei assistere ad un processo, per poter vedere le espressioni del condannato e cercare di comprendere se mostra di essere pentito o rassegnato al proprio destino.

    Nemmeno l'imputata chiarisce, anzi. Il suo eloquio raffinato, la gestualità da oratrice sconcertano e confondono. Bella, colta, sragiona per lievi slittamenti e con una freddezza incongrua. Presente senza esserlo, come a strapiombo su se stessa, partecipa nell'interrogatorio, cerca di decifrare un "atto" che le appare "grottesco" e sempre più opaco.

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