La straniera di Claudia Durastanti

di Claudia Durastanti

La straniera

La storia di una famiglia somiglia più a una cartina topografica che a un romanzo, e una biografia è la somma di tutte le ere geologiche che hai attraversato". Come si racconta una vita se non esplorandone i luoghi simbolici e geografici, ricostruendo una mappa di sé e del mondo vissuto? Tra la Basilicata e Brooklyn, da Roma a Londra, dall'infanzia al futuro, il nuovo libro dell'autrice di "Cleopatra va in prigione" è un'avventura che unisce vecchie e nuove migrazioni. Figlia di due genitori sordi che al senso di isolamento oppongono un rapporto passionale e iroso, emigrata in un paesino lucano da New York ancora bambina per farvi ritorno periodicamente, la protagonista della "Straniera" vive un'infanzia febbrile, fragile eppure capace, come una pianta ostinata, di generare radici ovunque. La bambina divenuta adulta non smette di disegnare ancora nuove rotte migratorie: per studio, per emancipazione, per irrimediabile amore. Per intenzione o per destino, perlustra la memoria e ne asseconda gli smottamenti e le oscurità. Non solo memoir, non solo romanzo, in questo libro dalla definizione mobile come un paesaggio e con un linguaggio così ampio da contenere la geografia e il tempo, Claudia Durastanti indaga il sentirsi sempre stranieri e ubiqui. "La straniera" è il racconto di un'educazione sentimentale contemporanea, disorientata da un passato magnetico e incontenibile, dalla cognizione della diversità fisica e di distinzioni sociali irriducibili, e dimostra che la storia di una famiglia, delle sue voci e delle sue traiettorie, è prima di tutto una storia del corpo e delle parole, in cui, a un certo punto, misurare la distanza da casa diventa impossibile.

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lou
Commentato per la prima volta da: lou

Genere: (auto)biografie

Anno di pubblicazione: 2019

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1 Commento presente

  • lou
    lou
    04 Aprile 2024
    Un'autobiografia sui generis, che nei contenuti ricorda altre storie di riscatto dalle condizioni di origine, frequenti nella letteratura americana, ma nello stile si distingue per il tono dolente ma agguerrito e per la totale assenza di dialoghi. L'autrice mette a nudo se stessa e la sua famiglia raccontando senza reticenze il proprio percorso di crescita, condizionato dall'indigenza della famiglia e dalla disabilità dei genitori, entrambi sordi, oltre che dagli spostamenti destabilizzanti tra Brooklyn e la Basilicata.

    La povertà non è solo una condizione sociale, è una malattia che inferisce sul piano biologico, condiziona il corpo in un modo che neanche una futura ricchezza sa come rimediare.

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