L'insostenibile leggerezza dell'essere di Milan Kundera

di Milan Kundera

L'insostenibile leggerezza dell'essere

Protetto da un titolo enigmatico, che si imprime nella memoria come una frase musicale, questo romanzo obbedisce fedelmente al precetto di Hermann Broch: «Scoprire ciò che solo un romanzo permette di scoprire». Questa scoperta romanzesca non si limita all’evocazione di alcuni personaggi e delle loro complicate storie d’amore, anche se qui Tomáš, Teresa, Sabina, Franz esistono per noi subito, dopo pochi tocchi, con una concretezza irriducibile e quasi dolorosa. Dare vita a un personaggio significa per Kundera «andare sino in fondo a certe situazioni, a certi motivi, magari a certe parole, che sono la materia stessa di cui è fatto». Entra allora in scena un ulteriore personaggio: l’autore. Il suo volto è in ombra, al centro del quadrilatero amoroso formato dai protagonisti del romanzo: e quei quattro vertici cambiano continuamente le loro posizioni intorno a lui, allontanati e riuniti dal caso e dalle persecuzioni della storia, oscillanti fra un libertinismo freddo e quella specie di compassione che è «la capacità massima di immaginazione affettiva, l’arte della telepatia, delle emozioni». Tutto è variazione, incessante esplorazione del possibile. Ritroviamo così certe cose che hanno invaso la nostra vita e tendono a passare innominate dalla letteratura, schiacciata dal loro peso: la trasformazione del mondo intero in una immensa «trappola», la cancellazione dell’esistenza come in quelle fotografie ritoccate dove i sovietici fanno sparire le facce dei personaggi caduti in disgrazia. Esercitato da lungo tempo a percepire nella «Grande Marcia» verso l’avvenire la più beffarda delle illusioni, Kundera ha saputo mantenere intatto il pathos di ciò che, intessuto di innumerevoli ritorni come ogni amore torturante, è pronto però ad apparire un’unica volta e a sparire, quasi non fosse mai esistito.

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lou
Commentato per la prima volta da: lou

Genere: Romanzi

Anno di pubblicazione: 1984

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2 Commenti presenti

  • liz
    liz
    08 Dicembre 2020
    Due storie parallele, quattro personaggi, e una forte riflessione filosofica di fondo. Kundera utilizza i suoi personaggi per analizzare e cercare di comprendere pienamente certi dilemmi filosofici, soprattutto di matrice nietzschiana. Ne fuoriescono così riflessioni sulla ciclicità (o meno) dell’esistenza, su leggerezza e pesantezza, su realtà e idee, tutte analizzate tramite le storie stesse dei personaggi, che si interrogano e cercano di dare un senso alle loro esistenze. Per me si tratta di un libro che continuo a rileggere. Alcuni passaggi mi tornano in mente in determinate situazioni, e mi spingono ancora di più a voler riflettere e capire. Non farei fatica a definirlo, con tutta probabilità, il mio libro preferito. Filosofico, profondo, originale, ciclico. Un vero capolavoro. 

    Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa? Per questo la vita somiglia sempre a uno schizzo. Ma nemmeno un “schizzo” è la parola giusta, perché uno schizzo è sempre un abbozzo di qualcosa, la preparazione di un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di nulla, un abbozzo senza quadro. 

  • lou
    lou
    05 Ottobre 2017
    Un libro che ha lasciato il segno e che è diventato giustamente un cult. Merito soprattutto delle efficaci riflessioni filosofiche che compendiano le vicende narrate, ma anche del forte richiamo ai drammatici effetti dell'occupazione russa del 1968, che spegne la primavera di Praga soffocando brutalmente le libertà individuali. Così la struggente e sofferta storia d'amore tra Tereza e Tomáš viene raccontata attraverso l'efficace filtro dell'analisi filosofica e storica, in un riuscitissimo mix di narrazione e saggistica. Letto nel 1989 e riascoltato in audiolibro nell'OTT2017.

    Ma non è invece giusto il contrario, che un avvenimento è tanto più significativo e privilegiato quanti più casi fortuiti intervengono a determinarlo? Soltanto il caso può apparirci come un messaggio. Ciò che avviene per necessità, ciò che è atteso, che si ripete ogni giorno, tutto ciò è muto. Soltanto il caso ci parla. 

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