09 Settembre 2026
Seguire le vicende di Ruggero Gunale non è la lettura più lineare di sempre.
Il motivo è semplice: Atzeni ci porta nella vita del protagonista attraverso una serie di ricordi e visioni, che si alternano senza avviso. Alcune sono dovute all'assunzione di sostanze, altre a una sorta di qualità mistica del protagonista.
La vita di Gunale è piena di passioni, avvenimenti, incontri, archetipi del quotidiano. La narrazione è viscerale, anche nei suoi passaggi più onirici, e riusciamo quasi a sentirne gli odori e i rumori. La realtà è che la linea temporale "principale" è quella delle prime righe e della conclusione, la stessa che ogni tanto fa "capolino" indistintamente durante racconto: il viaggio in nave con cui il protagonista lascia la sua isola, la Sardegna.
Si tratta del quinto passo di una danza, che precedentemente ha portato Ruggero attraverso fuoco, colpa, delirio e agonia.
Lo stile narrativo affascinante di Atzeni, a tratti composto da periodi brevi che si susseguono un ritmo incalzante, per farci entrare quasi forzatamente negli attimi di vita di Gunale, viene "raccordato" sul finale: nel momento in cui si sentono già gli odori del porto di Civitavecchia, quando la Sardegna è ormai lontana. Il quinto passo è allora compiuto, la narrazione termina e la danza è conclusa.
Ruggero Gunale crede che la sua testa sia la sala comandi di un mezzo di trasporto, abitata da presenze o, per meglio dire, entità. Cinque entità: lettore, scimmia, nauta, cacciatore e inquisitore che vagano e blaterano senza sosta
e mai concordando su nulla eccetto il comandamento: non
uccidere. Vagano e blaterano qualunque cosa faccia il
mezzo di trasporto Gunale Ruggero nato a Cagliari un
giorno di pioggia estiva sotto il segno della Vergine - vive
in stato di sgradevole incertezza morale a causa del disaccordo fra gli occupanti (e condottieri) ma sa che se infrange le barriere della Legge, invece di rasentarle, non potrà giustificarsi raccontando al Giudice d'essere abitato da entità.