Il peso di Liz Moore

di Liz Moore

Il peso

La vita di Arthur Opp, ex professore di Letteratura, è disegnata dai confini del suo corpo. Incapace di governare la fame di cibo, di amore, di rispetto, Arthur non esce più dalla sua casa di Brooklyn. L'unica persona che gli sta a cuore è Charlene, una ex allieva con cui ha mantenuto per anni una corrispondenza tenera e profonda, ma che da qualche tempo non sente più. Finché un giorno Charlene lo chiama per chiedergli di aiutare negli studi il figlio Kel, giovane promessa del baseball. Arthur prova a contattare il ragazzo senza riuscirci: Kel è in crisi, ha grandi aspirazioni ma poche risorse, e non tollera di vedere sua madre consumarsi nell'alcol e nella depressione. Poco alla volta, attraverso piccoli gesti e umanissime coincidenze, l'amore di Charlene avvicinerà Kel e Arthur, liberandoli dal peso del proprio dolore, e darà loro la possibilità di mostrarsi agli altri senza più disperazione né vergogna. Con una scrittura limpida, Liz Moore parla dei vuoti d'amore e di felicità che la vita può scavare nei corpi, vuoti da riempire a ogni costo. E racconta del desiderio di cura e di affetto capace di avvicinare le generazioni, creare famiglie, e scacciare per sempre la solitudine.

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lou
Commentato per la prima volta da: lou

Genere: Romanzi

Anno di pubblicazione: 2022

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1 Commento presente

  • lou
    lou
    06 Agosto 2025
    Un romanzo davvero coinvolgente, che cattura già dall'attacco e che si divora nonostante la tristezza dei contenuti. Liz Moore riesce infatti a parlare di solitudine e di dolore con un intreccio intrigante e molto avvincente, organizzando alla perfezione una narrazione a due voci: quelle dell'ex professore universitario Arthur Opp, obeso e rintanato in casa da vent'anni, e del figlio della giovane Charlene con cui Arthur aveva intessuto una lunga e profonda relazione epistolare. Personaggi a loro modo affascinanti, disperati con sfumature romantiche, accomunati dal dramma della solitudine e dell'esclusione sociale. Una storia toccante, scritta con grazia.

    Prima che mi chiamasse quest'autunno, prima che Yolanda venisse da me, negli otto anni che ho trascorso da solo e con nessun altro, sono riuscito a consolarmi. Sì, c'è stato il cibo, ma a parte il cibo c'era l'idea di avere una superanima fatta di solitudine. Un collegamento con tutte le persone sole del mondo a cui ricorrere quando mi sentivo molto giù. C'era qualcosa di deliziosamente romantico nel sentirmi completamente solo e mi ripetevo che questo mi rendeva più nobile e che la mia solitudine aveva uno scopo, che doveva averlo.

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