27 Agosto 2026
«Alle donne della mia vita». Questa è la dedica di Ammaniti al suo ritorno, con questo libro, che in realtà è quasi un lungo racconto. Il suo invito è quello di riscoprire le storie sommerse, dare voce a chi è stato reso di marmo dal giudizio altrui. Pur non amando in generale le storie dark, con un che di non reale che mi disturba, ad Ammaniti perdono tutto, perché ciò che sta dietro a questo libro è un grande messaggio, e tale è la vera ricchezza. La storia prende le fila dalla tragedia del mito di Medusa, per trasportarla nel presente, tra smartphone, storie Instagram e il rumore assordante della vita ordinaria di una cittadina della provincia siciliana, in cui irrompe la presenza struggente di Arianna e della figlia Saskia e il dolore della loro vita ai margini. I temi che Ammaniti solleva sono vari, e ancora una volta dimostra di riuscire a raccontare l’adolescenza, dove i mostri sono reali e la vera salvezza e' riuscire a guardare l’orrore dritto in faccia, anche a rischio di restare di pietra. Varie sono le tematiche affrontate, oltre alla crescita adolescenziale: il peso dell’eredità familiare, il rapporto con il mistero, la paura dell’ignoto, il desiderio di salvezza, ma soprattutto la dimensione femminile, che la società spesso preferisce pietrificare invece che comprendere. Il mito di Medusa viene sbattuto nel presente, come simbolo, che tuttavia non viene spiegato fino in fondo, ma lasciato al lettore, e impresso nella sua memoria. Come tanti libri di Ammaniti, è solo dopo averli letti che inizia un'operazione interpretativa che al lettore resta per giorni a sedimentare, alimentata da tutte le immagini che è riuscito a trasferire, con la magistrale scrittura. Forse, se fosse stato più lungo, avrebbe meritato ancora di più.
“Noi siamo fatti di quello che siamo e di quello che vorremmo essere. Una parte senza l’altra non esiste, come il dritto e il rovescio di una maglietta.”