10 Dicembre 2020
Se immaginassimo di intervistare un nostro mito, probabilmente ci troveremmo nei panni di Truffaut, che nel '62 riuscì a intervistare Alfred Hitchcock per ore. Questo libro è proprio il frutto della genuina e sconfinata ammirazione che il regista francese aveva nei confronti del collega inglese. Truffaut cerca di carpire qualsiasi segreto Hitchcock possa lasciarsi sfuggire. E quest'ultimo, andando avanti, con una sorta di vanitoso piacere, snocciola aneddoti, spiegazioni particolareggiate e tradisce alcune delle proprie paure e insicurezze. Al centro del discorso torna sempre il concetto di "film puro", anelato da entrambi i registi. Tutti i film sono un'occasione per decifrare la mente di un genio. Per chiunque apprezzi il Maestro della suspense o ammiri la creatività in generale, il libro di Truffaut riserva pagine di grande piacere, quasi fosse un "servizio" reso agli spettatori.
Non è un messaggio che ha incuriosito il pubblico. non è una grande interpretazione che l'ha sconvolto. Non è un romanzo molto apprezzato che l'ha avvinto. Quello che ha commosso il pubblico, è stato il film puro. [...] Beninteso, non ha necessariamente tutti i critici dalla sua parte, perché i critici non si interessano che al soggetto. Bisogna progettare il film come Shakespeare costruiva le sue commedie: per il pubblico.