I convitati di pietra di Michele Mari

di Michele Mari

I convitati di pietra

Davvero il destino di ciascuno di noi è già scritto? È questo che pensano gli ex alunni della III A quando, superato l'esame di maturità, siglano il «patto sciagurato» che li vincolerà fino all'ultimo giorno. Del resto il tempo della scuola è l'unico a rimanere immobile: anche dopo trent'anni non saranno le rughe o i chili in piú a contraffare la sagoma di un vecchio compagno di banco. Ma quando di mezzo ci sono il demone della competizione e il miraggio di un premio favoloso le variabili si moltiplicano. E cosí un accordo nato quasi per scherzo si tramuta in una sfida senza esclusione di colpi per rimanere in vita il piú possibile. Michele Mari ha scritto un romanzo commosso e giocoso, svelando con perfido divertimento le pulsioni che si nascondono dentro l'amicizia. Perché in questa storia, prima di un imprevedibile finale, vale il contrario di quanto recita il proverbio: chi perde un amico trova un tesoro.

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lou
Commentato per la prima volta da: lou

Genere: Romanzi

Anno di pubblicazione: 2025

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2 Commenti presenti

  • valewanda
    27 Agosto 2026
    L'idea del libro mi è parsa geniale, e così la scrittura, per cui è anche evidente un auto compiacimento dell'autore, sicuramente "bravo" nell'ideare personaggi e trame e metterle su carta. E' intrigante la riffa, ogni anno si è curiosi di capire quali saranno le novità e l'evoluzione della storia dei protagonisti, le idee malsane che iniziano a serpeggiare tra i compagni per arrivare a meta. La pagina del registro con l'elenco della classe III A 1973/1974 mi ha fatto tornare indietro nel tempo, a quegli anni ormai sbiaditi di cui si sente, molto più che a tratti, una grande nostalgia. La storia evolve e prende una piega macabra, ogni partecipante, all'atto di versare la propria quota al nobile filantropo Rivadeneyra, incaricato di raccogliere e investire le somme, è tenuto a rivelare al consesso le proprie malattie, i referti medici, le operazioni chirurgiche subìte, ossia a far ipotizzare agli ex compagni una speranza di vita e una quota sulla sua vittoria. Mano a mano che gli anni passano, i compagni della IIIA iniziano a cadere, macabramente, per assassinii, incidenti stradali dalle dinamiche misteriose, avvelenamenti, finché i tre superstiti cambiano alla fine le regole del gioco. Si costituisce una nuova, tardiva, famiglia, che troverà nell'unico superstite il vincitore, che potrà così esaudire il suo desiderio di tutta la vita con la somma riscossa. Si chiude dunque, il libro, con un finale dolce, che fa sorridere e tutto sommato rende felici di averlo letto. Forse un po' ripetitivo, soprattutto fino alla metà, si perdono a volte le facce dei personaggi, troppi, si resta ad inseguire solo quei pochi di cui appassiona la storia. Non gli avrei dato il mio voto allo strega, ma comunque lo consiglio.

    "...Vincolandosi a quel disegno, si erano messi nella condizione di non poter più pensare alla morte in sé, alla morte in assoluto, né tantomeno alla propria, con quanto di struggente e di drammatico e di alto questo pensiero comporta, ma solo alla morte in relazione agli altri..."

  • lou
    lou
    07 Agosto 2026
    A rendere intrigante questo romanzo è senz’altro l’idea della “riffa” tra ex compagni di classe, che prevede che ogni anno, a partire dall’anno del diploma, venga versata su un conto bancario da ciascuno una quota che andrà ad alimentare una somma di denaro che potrà essere ritirata solo dagli ultimi tre sopravvissuti. Non solo l’idea, anche la costruzione narrativa è molto particolare: senza dialoghi, con un serrato flusso descrittivo, ricco di citazioni cinematografiche e corredato da frequenti indicazioni toponomastiche degli indirizzi di Milano. In sintesi, un romanzo originale, che a tratti sconfina nel fantasy/horror, che enfatizza le debolezze e le ossessioni umane, assurdo e a tratti anche divertente, anche se forse più del lettore si è divertito l’autore a scriverlo (in un solo mese, ha dichiarato).

    All’inizio si sentivano immortali, ma il modo con cui si illusero di celebrare quella condizione divina introduceva nelle loro vite il tema della mortalità.

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