Franny e Zooey di J. D. Salinger

di J. D. Salinger

Franny e Zooey

«Tanto per cominciare, Zooey era un giovanotto piccolo, dal corpo estremamente esile. Da dietro (soprattutto dove gli si vedevano le vertebre) sarebbe quasi potuto passare per uno di quegli sparuti bambini di città che ogni estate vengono spediti alle colonie a ingrassarsi e prendere il sole. Visto in primo piano, di faccia o di profilo, era straordinariamente, spettacolosamente bello. La sorella maggiore mi ha pregato di dire che assomigliava all'”esploratore mohicano ebreo-irlandese dagli occhi azzurri che morí tra le vostre braccia al tavolo della roulette di Montecarlo”. Secondo un’opinione piú generale e meno campanilistica, a salvare in extremis quel volto dall’eccessiva bellezza, se non addirittura dallo splendore, era un orecchio che sporgeva leggermente piú dell’altro. Per conto mio, comunque, non condivido affatto né l’uno né l’altro di questi punti di vista. Ammetto che il volto di Zooey fosse un volto bellissimo, quasi perfetto. Come tale, naturalmente, era passibile di quella stessa varietà di giudizi scorrevoli, imperterriti e spesso capziosi cui è soggetta ogni autentica opera d’arte. Penso resti solo da aggiungere che una qualunque delle cento minacce giornaliere – un incidente d’auto, un raffreddore di testa, una bugia prima di colazione – avrebbe potuto deturpare o imbruttire la sua generosa bellezza nel giro di un giorno o di un minuto. Ma quello ch’era indeteriorabile, quello che qualcuno ha categoricamente definito una gioia di tipo imperituro, era un autentico esprit impresso su tutto il suo viso, specie negli occhi, dove attirava l’attenzione come una maschera di Arlecchino, e a volte disorientava».

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camaleonda
Commentato per la prima volta da: camaleonda

Genere: Racconti

Anno di pubblicazione: 1961

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1 Commento presente

  • camaleonda
    04 Aprile 2026
    La diffidenza mista a fascinazione che provo per Salinger nasce dalla sua maestria nello scegliere, ogni volta, il peggior titolo possibile per i suoi libri. Franny e Zooey – che contrariamente alle apparenze non è un teen drama su Disney Channel – non fa eccezione. Nelle prime pagine la protagonista si trova al ristorante e ordina, senza porsi nessun problema, un sandwich al pollo e un bicchiere di latte: era forse un modo per invitarmi a interrompere la lettura? Vorrei parlare male di questo libro, ma in verità non posso farlo, dato che non ci ho capito niente. Non saprei neanche cosa criticare. Di sicuro non la trama, dato che non c’è, e nemmeno i personaggi (dovrebbero essere una famiglia di geni, ma i loro nomi sono così buffi che riesco a immaginarli solo come dei grandi barbapapà). Molti direbbero che è un libro “performativo”, ma non è giusto usare le categorie di oggi sui libri di ieri. Quando un libro non piace la colpa non è di chi l’ha scritto ma di chi lo ha letto: avrò scelto il momento sbagliato, in altri periodi lo avrei apprezzato di più. Per ora, mi limito a salvare il piccolo libro di preghiere verde pisello, un grazioso MacGuffin a cui manca il suo contorno.

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