Cecità di José Saramago

di José Saramago

Cecità

In un tempo e un luogo non precisati, all'improvviso l'intera popolazione diventa cieca per un'inspiegabile epidemia. Chi è colpito da questo male si trova come avvolto in una nube lattiginosa e non ci vede più. Le reazioni psicologiche degli anonimi protagonisti sono devastanti, con un'esplosione di terrore e violenza, e gli effetti di questa misteriosa patologia sulla convivenza sociale risulteranno drammatici. I primi colpiti dal male vengono infatti rinchiusi in un ex manicomio per la paura del contagio e l'insensibilità altrui, e qui si manifesta tutto l'orrore di cui l'uomo sa essere capace. Nel suo racconto fantastico, Saramago disegna la grande metafora di un'umanità bestiale e feroce, incapace di vedere e distinguere le cose su una base di razionalità, artefice di abbrutimento, violenza, degradazione. Ne deriva un romanzo di valenza universale sull'indifferenza e l'egoismo, sul potere e la sopraffazione, sulla guerra di tutti contro tutti, una dura denuncia del buio della ragione, con un catartico spiraglio di luce e salvezza.

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lou
Commentato per la prima volta da: lou

Genere: Distopico

Anno di pubblicazione: 1995

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1 Commento presente

  • lou
    lou
    01 Marzo 2019
    Un romanzo cupo, di forte impatto, a tratti quasi insostenibile. Una potente metafora che descrive un’umanità costretta a misurarsi con i suoi aspetti più miseri e feroci. Lo scrittore portoghese ci pone di fronte ad un'epidemia di cecità che costringe gli uomini a lottare come bestie per la sopravvivenza, portandoci a riflettere su quanto sia fragile la nostra condizione di convivenza civile, su quanto siamo incapaci di riconoscere l'importanza della solidarietà e del rispetto tra simili. Eppure, in questo quadro di catastrofico pessimismo, non tutto sembra perduto: il finale lascia aperto un barlume di speranza e di salvezza.

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