Aria sottile di Jon Krakauer

di Jon Krakauer

Aria sottile

La storia che ha ispirato il film EVEREST raccontata da uno dei protagonisti Nel maggio 1996 Beck Weathers si trova con altri alpinisti sotto la vetta dell’Everest, quando sulla montagna si scatena una terribile tormenta di neve. Nove sono le vittime di questa immane tragedia raccontata da Jon Krakauer in «Aria sottile», ma a una di esse, Beck Weathers, viene data una seconda chance. Arrivato in condizioni disperate al campo base, cieco, ricoperto interamente di ghiaccio, viene abbandonato dai suoi compagni che a loro volta tentano di mettersi in salvo. Solo la moglie non si arrende a quello che appare un destino segnato, e organizza una rischiosissima missione di salvataggio…

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bruno
Commentato per la prima volta da: bruno

Genere: Saggistica

Anno di pubblicazione: 1997

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1 Commento presente

  • bruno
    12 Agosto 2019
    Libro assolutamente drammatico e tragicamente tratto da fatti reali. Diario di un viaggio ricco di sogni, speranze, passioni, meravigliosi paesaggi, problemi, pensieri, dolori, sofferenze e angustie. Jon Krakauer, fotografo e scalatore americano, si unisce ad una spedizione di Rob Hall, famosissimo scalatore e guida esperta sull'Himalaya. Jon, che si trova lì per lavoro ma in realtà anche per la sua grande passione per l'alpinismo, narra giorno per giorno fin dalla partenza le sensazioni e le vite dei suoi compagni di avventura. Racconta come la passione e la grande brama di giungere sul tetto del mondo affligga ogni componente della spedizione e come questa ossessione li logori e li spinga anche oltre i loro limiti. Krakauer descrive in dettaglio anche come l'altitudine possa provocare disagi, dolori, malattie gravi e la morte. Il racconto di una grande tragedia e di un grande amore per la montagna. Saggio, ridotto all'osso e poco romanzato ma toccante. "Ever Wrest", sforzo perpetuo.

    Ora per la prima volta dall'inizio della spedizione, il nostro orizzonte abbracciava più cielo che terra. Branchi di paffute nubi cumuliformi correvano al sole stampando sul paesaggio un disegno mutevole di ombre e luci accecanti. In attesa dell'arrivo dei miei compagni, mi sedetti con i piedi penzoloni nell'abisso, fissando le nuvole, guardando le vette dei seimila che un mese prima svettavano sopra di noi. Finalmente avevo davvero l'impressione di avvicinarmi al tetto del mondo.

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