Alma di Federica Manzon

di Federica Manzon

Alma

Tre giorni dura il ritorno a Trieste di Alma, che dalla città è fuggita per rifarsi una vita lontano, e ora è tornata per raccogliere l’imprevista eredità di suo padre. Un uomo senza radici che odiava il culto del passato e i suoi lasciti, un padre pieno di fascino ma sfuggente, che andava e veniva al di là del confine, senza che si potesse sapere che lavoro facesse là nell’isola, all’ombra del maresciallo Tito “occhi di vipera”. A Trieste Alma ritrova una mappa dimenticata della sua vita. Ritrova la bella casa nel viale dei platani, dove ha trascorso l’infanzia grazie ai nonni materni, custodi della tradizione mitteleuropea, dei caffè colti e mondani, distante anni luce dal disordine chiassoso di casa sua, “dove le persone entravano e se ne andavano, e pareva che i vestiti non fossero mai stati tolti dalle valigie”. Ritrova la casa sul Carso, dove si sono trasferiti all’improvviso e dove è arrivato Vili, figlio di due intellettuali di Belgrado amici di suo padre. Vili che da un giorno all’altro è entrato nella sua vita cancellando definitivamente l’Austriaungheria. Adesso è proprio dalle mani di Vili, che è stato “un fratello, un amico, un antagonista”, che Alma deve ricevere l’eredità del padre. Ma Vili è l’ultima persona che vorrebbe rivedere. I tre giorni culminanti con la Pasqua ortodossa diventano così lo spartiacque tra ciò che è stato e non potrà più tornare – l’infanzia, la libertà, la Jugoslavia del padre, l’aria seducente respirata all’ombra del confine – e quello che sarà.

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valewanda
Commentato per la prima volta da: valewanda

Genere: Romanzi

Anno di pubblicazione: 2024

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2 Commenti presenti

  • lou
    lou
    02 Novembre 2024
    La storia di Alma e il suo sofferto rapporto con l’amico fraterno d’infanzia Vili ben rappresentano il dramma e lo smarrimento vissuti dalla popolazione del nostro confine orientale, testimone dei tragici effetti della disgregazione della Jugoslavia e delle terribili guerre nei Balcani degli anni novanta. L’identità storica e geografica è il tema centrale del libro, e l’ambientazione triestina è suggestiva e densa di riferimenti. Una scrittura intensa, venata di nostalgia e disorientamento, che non dà tregua alla necessità di fare i conti col passato.

    Al tavolo il testosterone fa crescere l'aneddotica e fanno a gara per la medaglia degli orrori. Ad Alma viene da vomitare, deve essere faticoso vivere dovendo essere figli della nazione, guerrieri, sanguinari, instancabili stupratori e disprezzatori delle donne… Tutto per provare che il proprio sangue è puro.

  • valewanda
    19 Febbraio 2024
    Mi piace leggere i libri delle città in cui vado, proprio mentre ci sono. Ho comprato questo libro a fine gennaio, in uno splendido e non troppo freddo week end a Trieste. Sono legata a questa città, in cui sono stata cinque volte, sempre con grande entusiasmo. Una città di confine, dai mille contrasti, ordinata e goduriosa, grigia e azzurra, lenta e veloce, assolata e ventosa, fiera e generosa. Una città in cui si accavallano storie, si cammina a passo svelto, si bevono caffè in locali sontuosi ed eleganti, si mangiano spuntini e si beve sempre. Una città in cui la protagonista, Alma, decide di tornare qualche giorno a ripercorrere la sua infanzia, segnata da una famiglia non convenzionale, dalla guerra, da presenze che hanno occupato ogni spazio dei suoi pensieri. Un luogo ingombrante in cui il cuore fa fatica a trovare un suo spazio ma anche a fuggire. Una storia intrisa di quest'aria che si respira ogni volta camminando per la città, nostalgia che entra nelle vene come un richiamo.

    Non è vero quel detto secondo cui ognuno ha in mano il proprio destino, non è vero per niente, il proprio destino è sempre anche nelle mani di qualcun altro

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