Vite che non sono la mia di Emmanuel Carrère

di Emmanuel Carrère

Vite che non sono la mia

Nel 2004, durante le feste di Natale, Emmanuel Carrère è in vacanza con la famiglia nello Sri Lanka. Sono i giorni in cui lo tsunami devasta le coste del Pacifico: tra le migliaia di morti c'è anche Juliette, la figlia di quattro anni di una coppia di connazionali a cui Carrère, accidentale testimone dello strazio di una famiglia, si lega. Qualche mese dopo, al ritorno in Francia, la sorella della compagna dello scrittore (anche lei di nome Juliette) viene colpita da una recidiva del cancro di cui già aveva sofferto da ragazza. Ha trentatré anni, un marito che adora, tre figlie, un lavoro come giudice schierato dalla parte dei più deboli, e sta morendo. È allora che Carrère capisce che non può continuare a nascondersi e che dovrà in qualche modo farsi carico di queste storie. Raccontare ciò che fa più paura. Ritrovare nelle vite degli altri, in ciò che ci lega, la ragione della propria esistenza: perché è quello che fa un testimone.

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lou
Commentato per la prima volta da: lou

Genere: Romanzi

Anno di pubblicazione: 2011

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4 Commenti presenti

  • alecorti97
    01 Dicembre 2022
    Le due vicende intorno alle quali ruota questo toccante libro di Carrère (la perdita di una persona cara e lo tsunami che nel 2004 ha devastato le coste del Pacifico) vengono scandagliate con grande lucidità dall’autore; l’effetto finale è quello di una narrazione intima ed emozionale. Carrère dà voce al dolore di altre persone per interiorizzare eventi tragici, come la malattia e la perdita, che lo portano ad una riflessione personale sul significato di felicità e sull’importanza degli affetti. 

    Forse è questo che si cerca attraverso la vita, nient’altro che questo, la più grande sofferenza possibile per diventare sé stessi prima di morire

  • eldrunko
    21 Marzo 2019
    Nel libro vengono narrati eventi terribili in un tono niente affatto strappalacrime o sentimentale, ma incredibilmente lucido sia per quanto riguarda i fatti stessi che i sentimenti di Carrère a riguardo. Questo capolavoro ci permette di capire più a fondo le nostre stesse reazioni nei confronti delle tragedie, ma l'autore mostra in maniera al limite del fastidioso quanto egli sia soddisfatto della propria vita, andando fuori tema rispetto al resto del libro.
  • liz
    liz
    05 Maggio 2018
    Un’accurata indagine sulla sofferenza umana, profonda nella sua semplicità. Cosa portano la morte e la malattia? Come le affrontano le persone che se le vedono davanti? Come si può andare avanti? Carrère cerca di dare una risposta a queste domande, raccontando due tragedie che hanno vissuto persone vicine a lui. Riflettendo su quanto ha visto e sentito, si interroga su come si sarebbe comportato lui in una situazione simile e, di conseguenza, anche sul punto in cui è arrivato nella sua esistenza e se mai riuscirà ad essere quello che vuole. È molto interessante comprendere questi sinceri pensieri autobiografici di un famoso scrittore. Se scoprissi ora di avere il cancro, considererei comunque la mia una vita riuscita? È questa la domanda che percorre tutto il libro.

    Mi indigno profondamente quando sento certe persone dire che siamo liberi, che la felicità si decide, che è una scelta morale. La malinconia sarà anche un peccato, ma ci sono persone che nascono peccatrici, che nascono dannate, e che tutti gli sforzi, tutto il coraggio, tutta la buona volontà non sapranno strappare alla loro condizione.

  • lou
    lou
    25 Agosto 2017
    Impresa coraggiosa quella di raccontare il dolore che ci circonda, nella quale solo grandi scrittori come Carrere possono cimentarsi. Le due storie tragiche, relative a persone vicine all'autore, sono narrate con grande lucidità e naturalezza, con attenzione ai particolari più intimi e personali, nel disperato tentativo di capire e accettare quanto accaduto.

    Sono uomo e niente di ciò che è umano mi è estraneo

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