Nella carne di David Szalay

di David Szalay

Nella carne

È un cerchio perfetto la vita di István, che si dipana in un’alternanza di successi e disfatte sullo sfondo della storia europea degli ultimi quarant’anni. Dall’Ungheria a Londra e ritorno, dal crollo della Cortina di ferro alla pandemia, passando per la seconda guerra del Golfo e l’ingresso nell’Unione Europea dei Paesi dell’ex blocco sovietico, la sua è la parabola di un uomo in balìa di forze che non è in grado di controllare: non solo quelle all’opera sullo scacchiere politico del Vecchio Continente, che lo manovrano come un fantoccio, ma anche quelle – istintive – che ne governano la carne, spesso imprimendo svolte decisive alla sua esistenza. Tutto – i traumi e i lutti, i traguardi raggiunti e le potenziali soddisfazioni – lo lascia ugualmente impassibile, pronto a fronteggiare ogni accadimento, dal più fortunato al più tragico, con l’arma del suo laconico: «Okay». E forse è davvero questa l’unica ricetta per attraversare incolumi il tempo che ci è concesso in sorte: solcarlo senza illusioni, abbandonandosi alla corrente. Con questo romanzo David Szalay ci consegna un personaggio insieme magnetico e respingente, un discendente ideale della stirpe di Barry Lyndon e Meursault – e si conferma uno dei più singolari e ironici cantori del nostro acuto smarrimento.

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lou
Commentato per la prima volta da: lou

Genere: Romanzi

Anno di pubblicazione: 2025

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2 Commenti presenti

  • camaleonda
    18 Agosto 2026
    Da fuori sembra un mattoncino, dentro è come scavato e svuotato. Un libro dallo stile refrattario come il suo protagonista. István è un uomo-funambolo che vive in bilico tra passato e presente (nel romanzo il futuro non esiste, nemmeno come ipotesi). Sta lì, teso o steso su questo filo. Noi lettori lo guardiamo da lontano e capiamo che mentre lui è sospeso nel vuoto, il filo si flette e si inarca. È il sorriso del mondo che si apre sotto il suo peso. Lui non può vederlo, ed è il paradosso della sua esistenza: il mondo gli sorride ma lui non lo sa. Così István è un po’ come tutti noi, destinati a vivere le cose standoci dentro, senza poterne uscire. Al di là del carattere fortemente maschile della storia, descrive una condizione universale, perché a tutte e tutti viene negata la lettura del romanzo della propria vita. Auto-leggendoci, quante cose vorremmo dire a noi stessi! E invece - miopi - rischiamo come István di accettare un limbo capovolto: vivere sospesi con la paura che una vita senza peso ci tiri giù.
  • lou
    lou
    11 Dicembre 2025
    István è un personaggio che resta impresso nella mente del lettore. La sua storia è segnata da drammatici momenti di svolta, che Szalay descrive operando in sottrazione, con un linguaggio scarno, talvolta elementare e brutale. Il linguaggio è essenziale, come in una sceneggiatura, con uno stile unico, coraggioso. La narrazione procede per accadimenti, con poche descrizioni e nessuna spiegazione, in linea con il carattere del protagonista, uomo di poche parole, che subisce il proprio destino in modo inconsapevole. Eppure è un uomo interessante, a suo modo anche sensibile e attento, ma il suo fascino è legato decisamente più all’aspetto corporeo (la carne del titolo) che a quello intellettuale. Sicuramente è un personaggio realistico nel suo essere uomo concreto, laconico, passivo, introverso. Un libro originale e potente, meritato Booker Prize 2025.

    A quindici anni si trasferisce con sua madre in una nuova città e ricomincia in una nuova scuola. Non è un’età facile per cose del genere – l’ordine sociale scolastico è già consolidato e lui ha qualche difficoltà a farsi degli amici. A un certo punto però lega con un ragazzo, un altro tipo solitario. A volte si ritrovano dopo la scuola nel nuovo shopping centre in stile occidentale che ha appena aperto in città. «Tu l’hai già fatto?» gli chiede l’amico. «No» dice István. «Neanch’io» fa l’amico, come se ammetterlo non gli costasse granché. Ha un modo semplice e naturale di parlare di sesso. Racconta a István su quali compagne ha delle fantasie, e cosa immagina di farci. Dice che spesso si masturba quattro o cinque volte al giorno, il che fa sentire István inadeguato, perché lui di solito non supera le due. Quando glielo confida, l’amico commenta: «Forse hai una pulsione sessuale debole». Per quel che ne sa, può anche essere. Non ha idea di come funzioni per gli altri.

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