L'Avversario di Emmanuel Carrère

di Emmanuel Carrère

L'Avversario

"Il 9 gennaio 1993 Jean-Claude Romand ha ucciso la moglie, i figli e i genitori, poi ha tentato di suicidarsi, ma invano. L'inchiesta ha rivelato che non era affatto un medico come sosteneva e, cosa ancor più difficile da credere, che non era nient'altro. Da diciott'anni mentiva, e quella menzogna non nascondeva assolutamente nulla. Sul punto di essere scoperto, ha preferito sopprimere le persone il cui sguardo non sarebbe riuscito a sopportare. È stato condannato all'ergastolo. Sono entrato in contatto con lui e ho assistito al processo. Ho cercato di raccontare con precisione, giorno per giorno, quella vita di solitudine, di impostura e di assenza. Di immaginare che cosa passasse per la testa di quell'uomo durante le lunghe ore vuote, senza progetti e senza testimoni, che tutti presumevano trascorresse al lavoro, e che trascorreva invece nel parcheggio di un'autostrada o nei boschi del Giura. Di capire, infine, che cosa, in un'esperienza umana tanto estrema, mi abbia così profondamente turbato - e turbi, credo, ciascuno di noi." (Emmanuel Carrère)

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lou
Commentato per la prima volta da: lou

Genere: Romanzi

Anno di pubblicazione: 2000

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3 Commenti presenti

  • valewanda
    30 Novembre 2020
    Avevo visto il film, con un sempre geniale Daniel Auteuil, e da lì non ho potuto non leggere il libro. Carrère riesce sempre ad entrare nel profondo, a risvegliare emozioni e turbamenti. Con la figura di Jean-Claude Roman, medico stimato di buona famiglia, Carrère riveste la figura di cronista implacabile, capace di far entrare chi legge in un vortice di turbamenti ed eventi, tale da sviscerare i meccanismi perversi che si celano dietro una maschera apparentemente normale. Ognuno ha un lato oscuro che, se risvegliato, può scatenare le più orribili follie, trasformandoci in mostri, capaci delle stragi più atroci, come quella di cui Roman è artefice, uccidendo moglie, figli e genitori, spettatori passivi e inconsapevoli della sua orribile pazzia .

    Sì, avrebbe dovuto essere calda e piacevole quella vita familiare. Loro credevano che fosse calda e piacevole. Ma lui sapeva che era marcia dentro e che niente, né un attimo, né un gesto, neppure il loro sonno, poteva sfuggire a quel marciume. Gli era cresciuto dentro e a poco a poco aveva divorato tutto dall’interno, senza che da fuori si vedesse niente, e ormai non restava nient’altro, solo quel marciume che presto avrebbe fatto scoppiare il guscio uscendo alla luce del sole.

  • liz
    liz
    19 Novembre 2020
    Carrère si cimenta nella scrittura di questo libro per la necessità di comprendere, come lui stesso afferma, le ragioni profonde che hanno portato Jean-Claude Romand a uccidere moglie, figli e genitori nel 1993. L'autore utilizza così la scrittura come strumento di ricerca, nel tentativo di approfondire e comprendere un personaggio incomprensibile, autore di atti ineffabili. Come sempre, Carrère vi inserisce parallelismi con la sua stessa vita e riflessioni personali, anche riguardo come affrontare la scrittura di tale terribile vicenda. In questo modo, le difficoltà dello scrittore si identificano con quelle del lettore, rendendo la storia estremamente umana proprio per l’impossibilità di essere compresa appieno, e di conseguenza anche raccontata e spiegata. 

    Di norma una bugia serve a nascondere una verità, magari qualcosa di vergognoso, ma reale. La sua non nascondeva nulla. Sotto il falso dottor Romand non c’era un vero Jean-Claude Romand. 

  • lou
    lou
    13 Agosto 2018
    Carrère ricostruisce la vita dell’uomo che ha ucciso figli, moglie e genitori dopo vent'anni di menzogne, per cercare di comprendere cosa si può nascondere nella mente di un uomo apparentemente mite e gentile ma capace di compiere simili efferatezze. Il risultato è un viaggio sconvolgente nei meandri della follia, che Carrère svolge come testimone attento e anche molto coraggioso. Tra cronaca giornalistica e biografia, è un libro che genera un forte senso di turbamento, perché insinua la possibilità che chiunque di noi possa trasformarsi in mostro.

    "Desidero farle capire che a spingermi verso di lei non è una curiosità malsana o il gusto del sensazionale. Ai miei occhi, ciò che lei ha fatto non è il gesto di un comune criminale, né di un pazzo, ma di un uomo spinto agli estremi da forze che non controlla, e vorrei mostrare all'opera proprio queste terribili forze."

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