Kolchoz di Emmanuel Carrère

di Emmanuel Carrère

Kolchoz

Ci sono stati, nell’infanzia di Emmanuel Carrère, momenti di memorabile beatitudine: quelli in cui, in occasione dei viaggi del padre, a lui e alle due sorelle minori era concesso di trasferirsi nella camera dei genitori. «Marina, che era la più piccola, dormiva nel lettone. Nathalie e io portavamo i nostri materassi o semplicemente mettevamo dei cuscini intorno al letto. A questo rito mia madre aveva dato un nome: fare kolchoz. Ci piaceva da morire fare kolchoz». I tre fratelli, ormai più che adulti, ripeteranno quel rito nella camera di un hospice, raccogliendosi attorno alla madre per trascorrere con lei l’ultima notte della sua vita. Sarà proprio Emmanuel a chiuderle gli occhi; e poco tempo dopo inizierà la stesura di questo libro. Che è al tempo stesso il grande «romanzo familiare» in cui Carrère, da quel formidabile narratore che è, ricostruisce la storia – perigliosa, tormentata, avvincente come una saga – delle due famiglie da cui discendeva sua madre, quella russa e quella georgiana; il racconto di come la povera, orgogliosa Hélène Zourabichvili dal cognome impronunciabile sia diventata la più influente storica francese dell’Unione Sovietica prima e della Russia poi, fino a essere eletta segretaria perpetua dell’Académie française; e una struggente dichiarazione d’amore per questa donna dura, autoritaria, avida di riconoscimenti accademici e mondani, ma anche coraggiosa, tenace, generosa, di cui il figlio non nasconde ombre e asprezze, rendendole l’omaggio più esaltante che uno scrittore possa tributare alla propria madre: trasformarla in uno strepitoso personaggio romanzesco.

Leggi di più

lou
Commentato per la prima volta da: lou

Genere: Romanzi

Anno di pubblicazione: 2026

  • Commenti
  • Inserisci il tuo commento
  • Dai solo una valutazione

2 Commenti presenti

  • valewanda
    27 Agosto 2026
    Quando esce un libro di Carrère bisogna leggerlo, è inevitabile. Scatta un rimbalzo mediatico da tutte le parti, con le pagine web che si riempiono della copertina del suo libro, e va così. Devo dire che rispetto ad altri libri, ho fatto fatica a leggere la prima metà. Le vicende delle due famiglie di origine della madre, russa e georgiana, e la storia ricostruita, sono sicuramente un grande omaggio e una fitta opera di ricostruzione, ma un po' lontana dalle mie corde. Ho amato le vicende intime che toccano più da vicino la famiglia Carrère, i riti quotidiani, come quello che da il titolo al libro, la parte più bella, per me. "Marina, che era la più piccola, dormiva nel lettone. Nathalie e io portavamo i nostri materassi o semplicemente mettevamo dei cuscini intorno al letto. A questo rito mia madre aveva dato un nome: fare kolchoz. Ci piaceva da morire fare kolchoz". La storia umana della madre, scomparsa recentemente, personaggio pubblico di spicco (eletta segretaria perpetua dell'Académie française), mi ha coinvolto, ed è a questa che mi sono appassionata. Alla donna straordinaria che è stata, e a tutti i risvolti della sua vita privata e di quella del piccolo Emmanuel, che a lei ha fatto il più grande regalo: trasformarla in un'eroina di un romanzo.

    La destra dice: "L'ingiustizia esiste, ed è inevitabile", e la sinistra "L'ingiustizia esiste, ed è insopportabile".

  • lou
    lou
    29 Luglio 2026
    Romanzo biografico e autobiografico, ma anche storico e politico di Carrère. Se è centrale la figura della madre, personalità di grande rilievo istituzionale in Francia, scomparsa nel 2023, Kolchoz è di fatto la storia della famiglia Carrère che intreccia la Storia del novecento. Ma ciò che rende interessante la lettura è soprattutto la dimensione intima: come già in altri libri, soprattutto Yoga, Carrère si mette a nudo nel raccontarsi senza filtri, concentrandosi in questo caso sul suo rapporto con la madre e con gli altri membri della sua famiglia. Si ha la sensazione che il libro abbia avuto un ruolo terapeutico per l'autore, che ha aspettato la morte della madre, donna di grande carattere che lo ha pesantemente condizionato, per liberare il flusso di coscienza. La parte iniziale, con la ricostruzione delle origini russe e georgiane della donna, è più faticosa e densa di riferimenti biografici e genealogici. Man mano che ci si avvicina all’attualità, le note autobiografiche di Carrere arricchiscono la narrazione e la lettura diventa sempre più godibile e interessante. Ampio lo spazio dedicato alle riflessioni e alle testimonianze relative alla guerra russo-ucraino.

    Giudicavo con severità il piacere che provava mia madre nell'essere importante, ma io non ero e non sono granché meglio. E' solo che ho altri pallini. [...] I nostri eroi sono quelli che si ritirano e si astengono, non quelli che si pavoneggiano sotto i riflettori: Beckett, Gracq, i grandi uccelli notturni. E' un altro volto della gloria, più orgoglioso perché c'è una sorta di modestia nel godere per le decorazioni, ma sempre di gloria si tratta, alla quale fingevo di non pensare mentre vi aspiravo non meno di mia madre. Forse sono più lucido, più consapevole del fatto che la notorietà, se da un lato protegge un po' dall'umiliazione, - così presente nella maggior parte delle vite, in quella di mio padre come in quella di mio nonno -, dall'altro falsa completamente i rapporti umani.

Vuoi scrivere il tuo commento? Accedi oppure registrati.

Vuoi inserire la tua valutazione? Accedi oppure registrati.