Dove non mi hai portata di Maria Grazia Calandrone

di Maria Grazia Calandrone

Dove non mi hai portata

1965. Un uomo e una donna, dopo aver abbandonato nel parco di Villa Borghese la figlia di otto mesi, compiono un gesto estremo. 2021. Quella bambina abbandonata era Maria Grazia Calandrone. Decisa a scoprire la verità, torna nei luoghi in cui sua madre ha vissuto, sofferto, lavorato e amato. E indagando sul passato illumina di una luce nuova la sua vita. Dove non mi hai portata è un libro intimo eppure pubblico, profondamente emozionante e insieme lucidissimo. Attraversando lo specchio del tempo, racconta una scheggia di storia d'Italia e le vite interrotte delle donne. Ma è anche un'indagine sentimentale che non lascia scampo a nessuno, neppure a chi legge.

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liz
Commentato per la prima volta da: liz

Genere: (auto)biografie

Anno di pubblicazione: 2022

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3 Commenti presenti

  • valewanda
    15 Novembre 2023
    Ero curiosa di leggere questo libro, ma troppi volumi si sommavano sul mio comodino e ho deciso allora di ascoltarlo, con la voce di Sonia Bergamasco. Per quanto sia una bravissima attrice, la sua voce un po' asettica mi ha reso impossibile empatizzare con la protagonista, e con Lucia, la madre infelice e sventurata che ha deciso di abbandonare la sua bambina nei giardini di villa borghese e buttarsi nel Tevere con il suo amante. Una storia sicuramente struggente ma alla quale avrei dovuto associare un'altra voce, più sensibile e più poetica, come la storia meritava. Una storia vera, di cronaca dell'epoca, che fa emergere con chiarezza la società di allora, la sorte che toccava alle donne che cercavano semplicemente la loro felicità. Una strada senza uscita, suggellata di disperazione quella di Lucia, che l'autrice cerca di studiare con dovizia per rendere onore a una donna coraggiosa e sfortunata. Toccante il rapporto tra l'autrice e la figlia, una delle cose più belle del libro

    Scrivo questo libro per strappare alla terra l’odore di mia madre. Esploro un metodo per chi ha perduto la sua origine, un sistema matematico di sentimento e pensiero, così intero da rianimare un corpo, caldo come la terra d’estate, e altrettanto coerente

  • lou
    lou
    28 Luglio 2023
    La neonata abbandonata a Villa Borghese nel 1965, clamoroso caso di cronaca dei tempi, è proprio l’autrice, che con questo libro decide di ricostruire le proprie origini e indagare minuziosamente la storia della madre biologica. Nella prima parte, la più apprezzabile dal punto di vista narrativo, la Calandrone ben descrive il contesto sociale in cui la madre Lucia si trova a crescere, mortificata dall’imposizione di scelte contrarie alla sua volontà, fino ad un matrimonio infelice e non voluto da cui riuscirà a fuggire con un altro uomo, in una coraggiosa e drammatica avventura che porterà alla nascita dell’autrice e al suo successivo abbandono. La seconda parte è più tecnica, di stampo investigativo, finalizzata alla ricostruzione degli eventi per cercare una giustificazione alla drammatica scelta dell’abbandono e al successivo gesto estremo. Una storia di forte impatto, raccontata con lucidità e con un linguaggio non comune, infarcito di espressioni poetiche ed evocative.

    Vengo a prenderti, adesso che ho il doppio dei tuoi anni e ti guardo, da una vita che forse hai immaginato per me. Adesso vengo a prenderti e ti porto via. Lucia, dammi la mano.

  • liz
    liz
    03 Luglio 2023
    Un libro delicato e struggente allo stesso tempo, in cui l’autrice ricostruisce quasi come in un’indagine la storia della sua madre biologica Lucia. A questa tragica storia fa da sfondo, e anche da colpevole, l’arretratezza della legislazione italiana nei confronti delle donne negli anni ‘60 e soprattutto le assurde condizioni sociali delle donne nel sud Italia, qui rappresentato dal Molise. Lucia è vittima in primis di un matrimonio che non vuole e di istituzioni che non la difendono. La Calandrone riesce in un’impresa difficilissima che è proprio la potenza stessa del libro, ovvero raccontare una storia che la vede coinvolta in prima persona, compreso l’abbandono che ha subito, senza rancori o risentimenti ma soltanto gratitudine. 

    Di mia madre, ho soltanto due foto in bianco e nero. Oltre, naturalmente, alla mia stessa vita e a qualche memoria biologica, che non sono certa di saper distinguere dalla suggestione e dal mito. Scrivo questo libro perché mia madre diventi reale.

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