Anne-Marie la beltà di Yasmina Reza

di Yasmina Reza

Anne-Marie la beltà

Lo scrittore, ha detto una volta Yasmina Reza, è si­mile a un alchimista, poiché «prende una materia per crearne un’altra». E proprio in virtù dei poteri alchemici della sua scrittura – mai così esatta e a­cuminata, e al tempo stesso mai così ricca di sfu­mature – l’intervista che un’oscura ex attrice, An­ne­-Marie Mille, immagina di concedere a una se­rie di invisibili giornalisti dopo la morte di una ce­lebre collega, Giselle Fayolle detta Gigi, si tramuta nell’elogio di tutti gli attori che celebri non diven­tano mai, quelli il cui nome compare in fondo alla locandina. A Saint-­Sourd, il paese del Nord della Francia dove Anne-­Marie ha trascorso un’infanzia priva di ogni luce, oltre ai pozzi di carbone c’era una piccola compagnia teatrale, i cui componenti, ai suoi occhi innamorati, avevano la statura di se­midei. Un giorno, però, la bambina triste, che sol­tanto nelle sue accese fantasticherie poteva creder­si bella, è riuscita a «scendere» a Parigi, e a calcare anche lei le scene. E non importa che abbia recita­to sempre in ruoli secondari, e che sia vissuta nel­l’ombra dell’affascinante, insolente Gigi, non importa che abbia avuto un marito noioso, che ora si ritrovi vecchia e malandata, né che il suo unico figlio sia arido e dispotico: perché, anche se solo per poco, lei ha conosciuto il «mondo dello spet­tacolo». Di quel mondo ci racconta, con arguzia affettuosa, splendori e miserie, riuscendo a farci ridere e a commuoverci – e a dire, nonostante tut­to: «A volte, sul palcoscenico, sono stata Anne­-Ma­rie la beltà».

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liz
Commentato per la prima volta da: liz

Genere: Romanzi

Anno di pubblicazione: 2020

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2 Commenti presenti

  • lou
    lou
    05 Aprile 2021
    Breve monologo teatrale della Reza, poche pagine che sanno rappresentare alla perfezione i sentimenti, i vizi, le debolezze, le manie di un’anziana attrice che vive i suoi ultimi giorni nella cruda nostalgia del passato. Un passato che le ha permesso di calcare le scene sentendosi realizzata, pur senza raggiungere il successo della sua collega e amica Giselle. Molto apprezzabile la forma stilistica dello sfogo amaro e tagliente, senza filtri, condito con una feroce ironia.

    Mia madre non poteva guardarsi allo specchio senza fare una smorfia. E dire che era una bella donna. Perfino davanti a una vetrina. Bastava il sospetto di un riflesso e lei subito faceva quella smorfia. Sporgeva il mento in avanti, creando con le labbra una curva amara, e in compenso arricciava gli angoli della bocca. Adesso io faccio uguale. Me ne sono accorta. Appena c’è uno specchio mi prognatizzo. Non sopportavo di vederglielo fare e io faccio uguale. Succede spesso, a quanto pare.

  • liz
    liz
    30 Marzo 2021
    Dopo anni di carriera da attrice, Anne-Marie si ritrova a fare un bilancio della sua esistenza davanti a interlocutori immaginari, come durante un’intervista. Il testo si presenta in forma di monologo teatrale, come se l’attrice stesse per l’ultima volta recitando davanti al suo pubblico la sua vita. Il pretesto è la morte di Giselle, amica e attrice come lei (ma di maggior successo), che la porta a ripensare a diverse tappe delle loro vite, e a come nonostante il successo è facile ricadere in basso (dalle stelle alle stalle, come dice la stessa Anne-Marie). Il monologo si presenta così ricco di flashback e flashforward, e scorre libero, senza regole, fino quasi a far smarrire il lettore. Ma ogni esperienza e domanda torna, come se facesse parte di un disegno, di un cerchio che in qualche modo racchiude la complessità del reale, la malinconia e i desideri irrealizzati, o forse solo un’idealizzazione del passato. E infatti “a volte, sul palcoscenico, sono stata Anne-Marie la beltà”. 

    Sempre avuto l’incubo di questa ruota che gira.

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